<?xml version='1.0' encoding='UTF-8'?><?xml-stylesheet href="http://www.blogger.com/styles/atom.css" type="text/css"?><feed xmlns='http://www.w3.org/2005/Atom' xmlns:openSearch='http://a9.com/-/spec/opensearchrss/1.0/' xmlns:georss='http://www.georss.org/georss'><id>tag:blogger.com,1999:blog-25112778</id><updated>2009-02-21T14:23:47.558+01:00</updated><title type='text'>ICMO</title><subtitle type='html'></subtitle><link rel='http://schemas.google.com/g/2005#feed' type='application/atom+xml' href='http://icmosrebrenica.blogspot.com/feeds/posts/default'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/25112778/posts/default'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://icmosrebrenica.blogspot.com/'/><link rel='hub' href='http://pubsubhubbub.appspot.com/'/><author><name>icmo</name><uri>http://www.blogger.com/profile/06624493389909754491</uri><email>noreply@blogger.com</email></author><generator version='7.00' uri='http://www.blogger.com'>Blogger</generator><openSearch:totalResults>17</openSearch:totalResults><openSearch:startIndex>1</openSearch:startIndex><openSearch:itemsPerPage>25</openSearch:itemsPerPage><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-25112778.post-116249030527805833</id><published>2006-11-02T18:57:00.000+01:00</published><updated>2007-01-23T16:44:34.243+01:00</updated><title type='text'>Istraživački Centar za Mirovno Obrazovanje</title><content type='html'>&lt;div align="justify"&gt;Il progetto ICMO, Centro di Ricerca per l'Educazione alla Pace, è nato nella città bosniaca di Srebrenica nel 2004, nell’ambito di un percorso educativo, tra giovani italiani e bosniaci, sul tema dell’Educazione alla Pace.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Con gli amici di Srebrenica ci siamo impegnati in un difficile lavoro di ridefinizione e di ricostruzione del ben-essere personale e sociale di chi è rimasto vittima del conflitto di ieri ma anche di chi è vittima delle tensioni di oggi. &lt;/div&gt;&lt;div align="justify"&gt;&lt;br /&gt;Srebrenica è la città dove si è scritta una delle pagine più tragiche di un conflitto armato che mai come prima ha direttamente coinvolto le popolazioni civili. Sono visibili tutte le contraddizioni che la guerra ed i suoi capitoli criminali, che hanno qui preso il nome di genocidio, hanno lasciato sul terreno. A Srebrenica si incontrano le vittime, ciascuna con una sofferta identità culturale e religiosa, ed è facilmente sperimentabile la difficoltà del cercare di ricostituire un quadro di pacifica convivenza. &lt;/div&gt;&lt;div align="justify"&gt;&lt;br /&gt;Ma a Srebrenica si incontra anche un “senso dell’umano” che continua a guardare con rispetto a sè stesso, a resistere e a non cedere alle suggestioni che hanno alimentato odi, combattimenti e follie criminali.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Da qui l’idea di far nascere un centro di ricerca per l’educazione alla pace proprio in uno dei luoghi più controversi, dove guerra e pace non hanno ancora ben definito i propri confini e dove una sfida per star vicino a chi non si è rassegnato alla guerra ed ai suoi condizionamenti sembra essere la più difficile.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Con queste finalità e con grande rispetto per la storia della città ci siamo impegnati in 5 aree di intervento che sono nate e si sono sviluppate grazie alle interazioni con vari attori sociali. &lt;/div&gt;&lt;div align="justify"&gt;&lt;br /&gt;In particolare ci occupiamo di mediazione e prevenzione dei conflitti, turismo di solidarietà, lingua e cultura italiana, ricerca scientifica su guerra ed educazione alla pace, sensibilizzazione e comunicazione.&lt;br /&gt; &lt;/div&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/25112778-116249030527805833?l=icmosrebrenica.blogspot.com'/&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/25112778/posts/default/116249030527805833'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/25112778/posts/default/116249030527805833'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://icmosrebrenica.blogspot.com/2006/11/istraivaki-centar-za-mirovno.html' title='Istraživački Centar za Mirovno Obrazovanje'/><author><name>icmo</name><uri>http://www.blogger.com/profile/06624493389909754491</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:extendedProperty xmlns:gd='http://schemas.google.com/g/2005' name='OpenSocialUserId' value='02779359194164692922'/></author></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-25112778.post-114379058680739053</id><published>2006-03-31T10:00:00.000+02:00</published><updated>2007-01-23T16:47:08.776+01:00</updated><title type='text'>Istraživački Centar za Mirovno Obrazovanje</title><content type='html'>&lt;div align="justify"&gt;Il progetto ICMO, Centro di Ricerca per l'Educazione alla Pace, è nato nella città bosniaca di Srebrenica nel 2004, nell’ambito di un percorso educativo, tra giovani italiani e bosniaci, sul tema dell’Educazione alla Pace.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Con gli amici di Srebrenica ci siamo impegnati in un difficile lavoro di ridefinizione e di ricostruzione del ben-essere personale e sociale di chi è rimasto vittima del conflitto di ieri ma anche di chi è vittima delle tensioni di oggi. &lt;/div&gt;&lt;div align="justify"&gt;&lt;br /&gt;Srebrenica è la città dove si è scritta una delle pagine più tragiche di un conflitto armato che mai come prima ha direttamente coinvolto le popolazioni civili. Sono visibili tutte le contraddizioni che la guerra ed i suoi capitoli criminali, che hanno qui preso il nome di genocidio, hanno lasciato sul terreno. A Srebrenica si incontrano le vittime, ciascuna con una sofferta identità culturale e religiosa, ed è facilmente sperimentabile la difficoltà del cercare di ricostituire un quadro di pacifica convivenza. &lt;/div&gt;&lt;div align="justify"&gt;&lt;br /&gt;Ma a Srebrenica si incontra anche un “senso dell’umano” che continua a guardare con rispetto a sè stesso, a resistere e a non cedere alle suggestioni che hanno alimentato odi, combattimenti e follie criminali.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Da qui l’idea di far nascere un centro di ricerca per l’educazione alla pace proprio in uno dei luoghi più controversi, dove guerra e pace non hanno ancora ben definito i propri confini e dove una sfida per star vicino a chi non si è rassegnato alla guerra ed ai suoi condizionamenti sembra essere la più difficile.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Con queste finalità e con grande rispetto per la storia della città ci siamo impegnati in 5 aree di intervento che sono nate e si sono sviluppate grazie alle interazioni con vari attori sociali. &lt;/div&gt;&lt;div align="justify"&gt;&lt;br /&gt;In particolare ci occupiamo di mediazione e prevenzione dei conflitti, turismo di solidarietà, lingua e cultura italiana, ricerca scientifica su guerra ed educazione alla pace, sensibilizzazione e comunicazione.&lt;br /&gt; &lt;/div&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/25112778-114379058680739053?l=icmosrebrenica.blogspot.com'/&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/25112778/posts/default/114379058680739053'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/25112778/posts/default/114379058680739053'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://icmosrebrenica.blogspot.com/2006/03/istraivaki-centar-za-mirovno.html' title='Istraživački Centar za Mirovno Obrazovanje'/><author><name>icmo</name><uri>http://www.blogger.com/profile/06624493389909754491</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:extendedProperty xmlns:gd='http://schemas.google.com/g/2005' name='OpenSocialUserId' value='02779359194164692922'/></author></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-25112778.post-116196784441904472</id><published>2006-03-30T18:49:00.000+02:00</published><updated>2006-10-27T18:50:44.456+02:00</updated><title type='text'>Articoli su Srebrenica</title><content type='html'>&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/25112778-116196784441904472?l=icmosrebrenica.blogspot.com'/&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/25112778/posts/default/116196784441904472'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/25112778/posts/default/116196784441904472'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://icmosrebrenica.blogspot.com/2006/03/articoli-su-srebrenica.html' title='Articoli su Srebrenica'/><author><name>icmo</name><uri>http://www.blogger.com/profile/06624493389909754491</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:extendedProperty xmlns:gd='http://schemas.google.com/g/2005' name='OpenSocialUserId' value='02779359194164692922'/></author></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-25112778.post-116187747228863714</id><published>2006-03-30T17:43:00.000+02:00</published><updated>2006-11-05T17:34:52.330+01:00</updated><title type='text'>Articoli sulla Bosnia</title><content type='html'>Milorad Dodik: prima il governo, poi la Costituzione&lt;br /&gt;30.10.2006  di D. Muminovic &lt;br /&gt;Conclusa la tornata elettorale in Bosnia Erzegovina, le dichiarazioni del leader dell'Unione dei socialdemocratici indipendenti, il partito che ha ottenuto il maggior numero di voti in Republika Srpska.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;tratto da: &lt;a href="http://www.osservatoriobalcani.org/article/articleview/6338/1/42/"&gt;http://www.osservatoriobalcani.org/article/articleview/6338/1/42/&lt;/a&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Stefano Bianchini: l’UE e i Balcani&lt;br /&gt;25.10.2006    Da Belgrado, scrive &lt;a href="http://www.osservatoriobalcani.org/article/author/view/74"&gt;Francesca Vanoni&lt;/a&gt;&lt;br /&gt;Nell’ambito della conferenza internazionale sui nazionalismi tenutasi lo scorso settembre a Belgrado, abbiamo incontrato Stefano Bianchini, professore ordinario all’Università di Bologna, uno dei massimi esperti italiani di Balcani&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;tratto da: &lt;a href="http://www.osservatoriobalcani.org/article/articleview/6303/1/51/"&gt;http://www.osservatoriobalcani.org/article/articleview/6303/1/51/&lt;/a&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Nervosismo post elettorale&lt;br /&gt;23.10.2006    Da Sarajevo, scrive &lt;a href="http://www.osservatoriobalcani.org/article/author/view/72"&gt;Zlatko Dizdarević&lt;/a&gt;&lt;br /&gt;Ombre sui risultati definitivi delle elezioni in Bosnia Erzegovina, mentre si profilano due possibili coalizioni di governo. Ad un'ipotesi "nazionale" se ne affianca una "funzionale", basata sull'accordo nei confronti della riforma della Costituzione&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;tratto da: &lt;a href="http://www.osservatoriobalcani.org/article/articleview/6290/1/42/"&gt;http://www.osservatoriobalcani.org/article/articleview/6290/1/42/&lt;/a&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Una guerra contro le donne&lt;br /&gt;20.10.2006    scrivono &lt;a href="http://www.osservatoriobalcani.org/article/author/view/1"&gt;Nicole Corritore&lt;/a&gt; e &lt;a href="http://www.osservatoriobalcani.org/article/author/view/23"&gt;Andrea Rossini&lt;/a&gt;&lt;br /&gt;Migliaia di donne sono state torturate e stuprate durante la guerra in Bosnia Erzegovina. Un'indagine sulle condizioni di queste invisibili vittime e dei figli nati dalle violenze, con interviste alla regista del film "Grbavica", e alla direttrice dell'associazione "Donne vittime della guerra".&lt;br /&gt;tratto da: &lt;a href="http://www.osservatoriobalcani.org/article/articleview/6300/1/42/"&gt;http://www.osservatoriobalcani.org/article/articleview/6300/1/42/&lt;/a&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Questa non è la Croazia&lt;br /&gt;19.10.2006    Da Mostar, scrive &lt;a href="http://www.osservatoriobalcani.org/article/author/view/4"&gt;Dario Terzić&lt;/a&gt;&lt;br /&gt;I croati della Bosnia Erzegovina divisi tra Zagabria e Sarajevo. Dalle aspirazioni degli anni '90 alle recenti divisioni. La posizione della diaspora e gli scenari possibili all'indomani del voto del primo ottobre.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;tratto da: &lt;a href="http://www.osservatoriobalcani.org/article/articleview/6264/1/42/"&gt;http://www.osservatoriobalcani.org/article/articleview/6264/1/42/&lt;/a&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Zeljko Komsic, presidente di tutti&lt;br /&gt;17.10.2006, di D. Mumunovic &lt;br /&gt;Il socialdemocratico Zeljko Komsic, croato, neoeletto alla presidenza tripartita della Bosnia Erzegovina, conferma di voler essere presidente di tutti i cittadini, qualunque nome portino. Intervista di Nezavisne Novine.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;tratto da: &lt;a href="http://www.osservatoriobalcani.org/article/articleview/6276/1/42/"&gt;http://www.osservatoriobalcani.org/article/articleview/6276/1/42/&lt;/a&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Bosnia anno zero più undici&lt;br /&gt;16.10.2006    scrive &lt;a href="http://www.osservatoriobalcani.org/article/author/view/61"&gt;Massimo Moratti&lt;/a&gt;&lt;br /&gt;Prime dichiarazioni dei vincitori e manovre politiche post elettorali. La comunità internazionale spinge per un'accelerazione delle riforme e la ripresa dei negoziati sui cambiamenti costituzionali. Ma questa fase richiede cautela. L'analisi di Massimo Moratti&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;tratto da: &lt;a href="http://www.osservatoriobalcani.org/article/articleview/6277/1/42/"&gt;http://www.osservatoriobalcani.org/article/articleview/6277/1/42/&lt;/a&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;La nuova vecchia Bosnia&lt;br /&gt;13.10.2006    Da Sarajevo, scrive &lt;a href="http://www.osservatoriobalcani.org/article/author/view/72"&gt;Zlatko Dizdarević&lt;/a&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;La Bosnia dopo le elezioni: si conferma la frenata dei partiti storici SDA, SDS e HDZ. Ma il nazionalismo è un motore che si autoalimenta nella cornice politica imposta da Dayton. Uno scenario da crisi permanente.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;tratto da: &lt;a href="http://www.osservatoriobalcani.org/article/articleview/6263/1/42/"&gt;http://www.osservatoriobalcani.org/article/articleview/6263/1/42/&lt;/a&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Dieci anni di Dayton e oltre&lt;br /&gt;20.10.2005    Da Ginevra, scrive &lt;a href="http://www.osservatoriobalcani.org/article/author/view/23"&gt;Andrea Rossini&lt;/a&gt;&lt;br /&gt;Aperta a Ginevra la conferenza "Dieci anni di Dayton e oltre". Politici, diplomatici, ricercatori e artisti a convegno per discutere sul futuro della Bosnia Erzegovina. Olli Rehn, commissario europeo all'allargamento, annuncia l'avvio entro l'anno dei negoziati per la firma di un Accordo di Associazione e Stabilizzazione con l'Unione Europea. E' iniziato il futuro? La prima giornata&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;tratto da: &lt;a href="http://www.osservatoriobalcani.org/article/articleview/4851/1/42"&gt;http://www.osservatoriobalcani.org/article/articleview/4851/1/42&lt;/a&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;La povertà a dieci anni da Dayton&lt;br /&gt;16.09.2005   &lt;br /&gt;A dieci anni dagli Accordi di Dayton sono numerose le iniziative per fare il punto sulla situazione bosniaca attuale, per suggerire possibili percorsi per uscire dal'impasse in cui il Paese sembra entrato. Tra di esse l'iniziativa promossa dalla Caritas Bosnia-Erzegovina, in collaborazione con Caritas Europa: dedicata alla povertà.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;tratto da: &lt;a href="http://www.osservatoriobalcani.org/article/articleview/4689/1/42/"&gt;http://www.osservatoriobalcani.org/article/articleview/4689/1/42/&lt;/a&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Comunicato Amnesty su decennale accordi di DaytonBOSNIA ED ERZEGOVINA: DICHIARAZIONE DI AMNESTY INTERNATIONAL IN OCCASIONEDEL DECENNALE DEGLI ACCORDI DI DAYTON tratto da: &lt;a href="http://lists.peacelink.it/balcani/msg01527.html"&gt;http://lists.peacelink.it/balcani/msg01527.html&lt;/a&gt; &lt;br /&gt;CRIMINI E CRIMINALI DI GUERRA IN BOSNIA ERZEGOVINACONTABILITA' DEL "MACELLO BOSNIACO" TRA MEMORIA E RIMOZIONE&lt;br /&gt;aprile 2001, di Ilario Salucci&lt;br /&gt; tratto da: &lt;a href="http://www.ecn.org/balkan/0104bosniacrimini.html"&gt;http://www.ecn.org/balkan/0104bosniacrimini.html&lt;/a&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Europa e Balcani: un'intervista a Ennio Remondino&lt;br /&gt;08.10.2004   &lt;br /&gt;La crisi dei Balcani non si è risolta con la fine delle ostilità e i traguardi da raggiungere rimangono molti. Per Ennio Remondino è ora che l’Unione Europea si impegni attivamente nel processo di stabilizzazione dei Balcani e si assuma delle responsabilità che in passato ha scansato. Un contributo di Francesco Lauria.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;tratto da : &lt;a href="http://www.osservatoriobalcani.org/article/articleview/3463/1/66/"&gt;http://www.osservatoriobalcani.org/article/articleview/3463/1/66/&lt;/a&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/25112778-116187747228863714?l=icmosrebrenica.blogspot.com'/&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/25112778/posts/default/116187747228863714'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/25112778/posts/default/116187747228863714'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://icmosrebrenica.blogspot.com/2006/03/articoli-sulla-bosnia.html' title='Articoli sulla Bosnia'/><author><name>icmo</name><uri>http://www.blogger.com/profile/06624493389909754491</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:extendedProperty xmlns:gd='http://schemas.google.com/g/2005' name='OpenSocialUserId' value='02779359194164692922'/></author></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-25112778.post-116178805818999134</id><published>2006-03-30T16:53:00.000+02:00</published><updated>2006-10-28T19:28:18.573+02:00</updated><title type='text'>Articoli e interviste di Giuseppe Terrasi</title><content type='html'>&lt;span style="font-weight: bold;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-size:130%;"&gt;&lt;span style="font-style: italic; color: rgb(153, 0, 0);"&gt;Vi proponiamo qui di seguito una serie di interviste e di articoli riguardanti il Presidente di ICMO, Giuseppe Terrasi, pubblicati su riviste o siti web in questi ultimi due anni.&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;Guidati da Giuseppe Terrasi alcuni studenti di Scienze politiche sono andati nel teatro di una delle più sanguinose guerre combattute nel cuore dell'Europa degli ultimi anni. Un'esperienza per mettere a frutto gli studi sullo sviluppo e la pace&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Milano-Sarajevo, andata e ritorno: è il viaggio che da qualche anno gruppi di studenti della Cattolica compiono per concretizzare sul campo i loro studi. Sono gli allievi del curriculum in Cooperazione per lo sviluppo e la pace del corso di laurea di Scienze politiche, che hanno aderito al progetto di Giuseppe Terrasi, siciliano trapiantato a Milano, laureato in Cattolica e promotore del Centro di ricerca per l'educazione alla pace (ICMO).&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;La sigla corrisponde al nome serbo-croato del Centro, perché Giuseppe ha deciso da qualche tempo di trasferirsi a Srebrenica, in un edificio che fu caserma della polizia e luogo di tortura. Lì ha posto la sede e lavora per favorire un'opera di riconciliazione tra musulmani e serbi in una delle città simbolo della guerra di Bosnia, dove nel 1995 le truppe del generale Mladic trucidarono tra gli otto e gli undicimila musulmani bosniaci.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;La field school organizzata da ICMO in collaborazione con la Società italiana per l'organizzazione internazionale (SIOI) dura in media una settimana e porta gli studenti, della Cattolica e della Statale, a Srebrenica e nelle altre città della Bosnia, a misurare sul campo quello che stanno facendo le forze internazionali per il peace-building e quello che fa con mezzi molto più "poveri" Giuseppe Terrasi. Prima di partire, ovviamente, un periodo di formazione mirata, che si aggiunge a quella già ricevuta nel corso di laurea. E poi in viaggio sul furgone di Giuseppe, infaticabile guida sulla via della pace per aspiranti cooperanti.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Tratto da &lt;a href="http://www2.unicatt.it/pls/catnews/consultazione.mostra_pagina?id_pagina=11358"&gt;http://www2.unicatt.it/pls/catnews/consultazione.mostra_pagina?id_pagina=11358&lt;/a&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-style: italic;font-size:130%;" &gt;Oggi, dieci anni fa&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Intervista a Giuseppe Terrasi, "professore di pace" a Srebrenica.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-size:85%;"&gt;Oggi si celebra il decennale del massacro di Srebrenica, uno dei colpi di coda più drammatici del conflitto in Bosnia. All’inizio del luglio 1995, sotto lo sguardo dei caschi blu dell’Onu, ottomila uomini e ragazzi inermi vennero prelevati dall’enclave musulmana e sterminati nel giro di pochi giorni. Oggi Srebrenica è una città semivuota, che faticosamente riapre il capitolo del suo passato per rendere omaggio alle vittime. Alla cerimonia di commemorazione sono attesi 50 mila visitatori, fra cui numerose personalità politiche e diplomatiche. Spenti i riflettori, però, Srebrenica tornerà a essere la città di sempre e la presenza internazionale si ridurrà a due persone. Una di queste è Giuseppe Terrasi, 31 anni, professore universitario a Milano. I suoi alunni studiano “Scienze della cooperazione per lo Sviluppo e la Pace”, e si recano ogni mese in gruppi da dieci a visitare quella che i manuali definiscono “situazione post conflittuale di medio periodo”. La struttura dove svolgono le loro attività, ricavata da due locali dell’ex caserma di polizia, non è semplicemente un osservatorio. E’ quella che il suo stesso ideatore definisce una “scuola di pace”, dove si cerca di imparare dalla storia. Anche in questi giorni in cui alla storia si getta uno sguardo particolare.&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-weight: bold;"&gt;Qual è il clima che si respira in questi giorni a Srebrenica?&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;È un clima non ordinario, tanta gente dall’estero, molte macchine targate Corpo Diplomatico, molta polizia e posti di blocco, soprattutto dopo quello che è successo martedì, quando sono stati trovati 35 chili di esplosivo vicino e dentro al memoriale di Potocari. È una situazione fuori dalla norma. Per un mese la città sarà sotto i riflettori, poi tutto tornerà come prima. Le presenze straniere fisse qui sono solo due: io e una ragazza olandese che insegna musica.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-weight: bold;"&gt;Allora Srebrenica si può davvero descrivere come una città fantasma?&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;Sì. La città è semi-vuota, moltissime case sono disabitate. Attualmente risiedono qui 10 mila persone, quando prima della guerra ce n’erano 35-40 mila. La città vive dal 1995 una parentesi temporale che ha portato nella quotidianità i segni del massacro. Si convive con le fosse comuni, che vengono rinvenute di continuo e riaperte per tentare un’identificazione dei cadaveri. L’eccidio fa parte della quotidianità, si respira nell’aria.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-weight: bold;"&gt;Perché i cittadini di Srebrenica non tornano indietro?&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;A parte la decimazione dovuta alla strage, se qualcuno può evitare di tornare lo fa. Solo la possibilità di un alloggio sicuro può attrarre qui chi è veramente disperato. Questa è una città isolata dal mondo, internet non c’è, i telefoni funzionano male, nessuno viene in visita. E la convivenza quotidiana fra persone che hanno un passato così pesante è difficile.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-weight: bold;"&gt;Qualche esempio?&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;Durante la giornata mi capita di incontrare e salutare sia un musulmano che è stato in un campo di concentramento, sia quello che fu il suo aguzzino e che lo picchiava tutti i giorni. E siccome Srebrenica è un “paesone”, più che una città, ognuno sa tutto di tutti. Passato e presente. Chi ha dei trascorsi in guerra conosce e riconosce nel suo vicino chi stava dall’altra parte. Può capitare che il tuo vicino di casa abbia ucciso un tuo familiare dieci anni fa. E la tensione si avverte, è innegabile. Serbi e musulmani non si frequentano, hanno locali e luoghi di aggregazione diversi, a partire dai punti di riferimento religiosi, che sono la chiesa ortodossa e la moschea.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-weight: bold;"&gt;Anche i giovani vivono la separazione?&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;Spesso a casa mia si ritrovano giovani di origini diverse, serbi e musulmani. All’inizio sono un po’ stupiti di trovarsi insieme, ma accade anche che i rapporti si sciolgano e diventino quelli fra ragazzi normali di qualsiasi Paese. Ho tuttavia la certezza che anche tra i giovani esistono tensioni. Non potrebbe essere altrimenti. I serbi sentono sulle loro spalle il peso di una responsabilità che nel 98 per cento dei casi non li riguarda direttamente: persone che con l’eccidio non hanno avuto niente a che fare e che hanno perso casa e affetti. Non sono tutti ex criminali di guerra, come vorrebbe la visione semplicistica più diffusa. Dall’esterno è facile scaricare la colpa su di loro: chi arriva qui senza esserci mai stato ha una visione dicotomica, in bianco e nero. Vuole dividere a tutti i costi il buono dal cattivo, attribuire colpe e responsabilità. Dopo pochi giorni invece la prospettiva cambia e si acquisiscono le sfumature. È impossibile separare i buoni dai cattivi, la situazione è molto più complessa. Spesso sono gli stessi giornalisti e le personalità che arrivano qui a creare disagio, con domande del tutto inopportune rivolte alle persone sbagliate. Ma ti può capitare di parlare ad esempio, con una ragazza serba che è stata in un campo profughi e allora capisci che non ci sono differenze. Anche perché la maggioranza dei profughi oggi è composta da serbi, una situazione che si è creata ad esempio anche in Kosovo.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-weight: bold;"&gt;Qual è il sentimento predominante tra i giovani?&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;I giovani non hanno prospettive. Si sentono isolati, perciò per loro è un grande stimolo quando porto qui i miei studenti di Milano. Qui non arriva nessuno. Le Nazioni Unite (UNDP) e alcune Organizzazioni non governative hanno uffici di rappresentanza, ma l’impatto sulla popolazione non è percepito in maniera capillare. Tra di loro ci sono molte differenze, non si può parlare di sentimento predominante perché dipende dalla storia personale di ognuno. Chi ha subito violenza cova quasi inevitabilmente rabbia e rancore. Quelli che prima del ’92 sono riusciti a scappare e vivere in città, ad esempio a Belgrado, hanno studiato, possono darsi arie da intellettuali, non è la rabbia il loro sentimento dominante ma il dialogo, la volontà di confrontarsi, di discutere. C’è chi è riuscito a fuggire ma ha vissuto in campagna e non ha potuto studiare, per cui oggi si ritrova senza mezzi in un contesto che in ogni caso non offre lavoro. È l’attualità a preoccupare maggiormente i giovani: non sono ripiegati sul passato perché si trovano a dover affrontare il loro presente e a pensare al loro futuro. Che è appunto senza prospettive. Per questo alcune emergenze sociali come l’alcolismo sono presenti in maniera trasversale. Prevale sicuramente un desiderio di andare in un posto migliore. Vogliono uscire da questa situazione, e cercano di farlo: hanno richiesto un corso di italiano, che partirà in autunno, e ci sono alcuni che si occupano di teatro, frequentando un laboratorio. Sono piccoli progetti, ma importanti.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-weight: bold;"&gt;Che cosa ha da insegnare una città come Srebrenica? Si può davvero imparare dalla storia?&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;Il privilegio degli stranieri è poter parlare con tutti, sentire le voci diverse che tra di loro non comunicano. La conseguenza, come ho già detto, è che si impara a vedere le sfumature, a rinunciare a una visione in bianco e nero. I ragazzi si confrontano con giovani che non sono affatto diversi da loro, e si trovano improvvisamente vicini a una situazione che sembrava lontana e difficilmente comprensibile. Si trovano con sorpresa a dire: “poteva succedere anche da noi”. Non serve più di una settimana, dieci giorni per rendersi conto di tutto ciò. Per questo l’esperienza sul campo è a mio parere quasi necessaria, soprattutto per chi come i miei alunni studia questi argomenti e un domani potrebbe ritrovarsi ad affrontare un contesto post-conflittuale.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-weight: bold;"&gt;Come vede i prossimi giorni?&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;Dopo il rinvenimento della bomba proprio non lo so. Non me l’aspettavo, sicuramente ci saranno tensioni, ma non so di che entità. Viene certamente vista con fastidio la partecipazione alla cerimonia del presidente serbo Boris Tadic, che suona come una presa di coscienza ma anche come una sfida. I serbi hanno deciso di celebrare le loro vittime il 12 luglio, in concomitanza della festa degli apostoli S. Pietro e S. Paolo. Non conosco casi di serbi che partecipano alla manifestazione dell’11. Siamo ancora lontani da una situazione di questo tipo. Tutti hanno memorie pesanti da sopportare.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;tratto da &lt;a href="http://www.peacereporter.net/dettaglio_articolo.php?idart=3206"&gt;http://www.peacereporter.net/dettaglio_articolo.php?idart=3206&lt;/a&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-style: italic;font-size:130%;" &gt;Srebrenica, uno sguardo.&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;All’inizio sei travolto dal senso del lutto che vedi in ogni cosa, anche sui muri. Ti pervade la sensazione della sospensione del tempo; una parentesi temporale, apertasi nel luglio del 1995 e mai più richiusa. La città così sospesa, porta, pesanti, i segni della distruzione e non sembra essere un luogo che inviti ad una sosta.&lt;br /&gt;Sostare. Fermarsi. Avvicinarsi.&lt;br /&gt;Srebrenica è la città della quale si parla con pudore. La città della quale non si sa se si può parlare liberamente. evoca tra le più gravi responsabilità del “mondo civile” degli ultimi decenni. La città per la quale si usano parole come “genocidio”, “fossa comune”, “prova del DNA”, “donne di Srebrenica”, “madri di Srebrenica”, o ancora espressioni come “magari si fosse trattato di una guerra”, “sono stati giustiziati tutti, in pochissimi giorni”, “mancano all’appello tra gli 8.000 e gli 11.000 uomini”, “i caschi blu sono rimasti a guardare”.&lt;br /&gt;In questa città la fatica più difficile, oggi, la sostiene chi cerca di rimettere ordine tra le espressioni che ho, disordinatamente, esposto sopra.&lt;br /&gt;È la fatica delle persone che oggi accettano la sfida di vivere in città e di vivere la città. Ne accettano l’eredità grave, fatta di lutto, di silenzio, di protesta inascoltata, di odio, di stenti. In questo contesto sono molti a cercare di assumere un ruolo positivo. Sono in molti che, nonostante una quotidianità a tratti oscura accettano la sfida di crescere qui come Persone, Uomini e Donne, prima ancora che come serbi o mussulmani.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Una unica strada conduce in città, una sola via per entrare, una sola via per uscire. La si percorre sempre lentamente, per rispetto. Sulla destra, a Potocari, poco prima del centro cittadino, una distesa di lapidi verdi, nomi, cognomi e date, occupa ancora poco dello spazio che dentro al Centro Memoriale aspetta le prossime identificazioni.&lt;br /&gt;Entro spesso al memoriale; porto i miei studenti in visita. Alle volte ci accompagna Amra. Amra è tra le prime persone incontrate l’autunno scorso; è tornata a Srebrenica ma non riesce ad andare in tutti i posti… alcuni le ricordano suo padre ed ha un blocco fisico. Ha ventotto anni. Parla benissimo inglese. Prima che venisse assunta dalla Fondazione che gestisce il Centro Memoriale trascorreva alcuni periodi in Svezia da sua sorella. La sorella qui non ci torna: l’hanno portata alla fabbrica dell’orrore il giorno maledetto. Il giorno della separazione degli uomini dalle donne. La separazione. Voi da una parte, loro dall’altra. Un tocco sulla spalla… ragazzina dove credi di andare? Dal papà…. Vieni, vieni qua…&lt;br /&gt;Suo papà non è ancora stato trovato.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Amra, per lavoro, guida i gruppi che vengono in visita al Memoriale, che è sia luogo cimiteriale che luogo e monumento della memoria, e racconta loro la storia della città che è anche la storia della sua stessa vita. In questa storia non c’è traccia di un passato che abbia preceduto l’anno 1992. Quando ci sono io con i miei studenti, sollevata, mi chiede se posso sostituirla nel racconto. Mi chiede di non farle rievocare ancora la storia che l’ha segnata. Io prendo per un pò il suo posto, conosco bene gli eventi, e racconto. Do voce al dolore di altri. Lo faccio con rispetto ma mi chiedo quanto grande sia la fatica di Amra la cui quotidianità è fatta dalla rievocazione costante di tutto ciò che è capitato a Srebrenica ed a se stessa. Mi colpisce chi riesce a vivere ed a coltivare la propria umanità anche a Srebrenica.&lt;br /&gt;L’ultima volta che sono stato in visita al Centro Memoriale, appena qualche giorno fa, con me e Amra, oltre ai miei studenti, c’erano, in gita scolastica, alcune classi di una scuola media di Mostar. Una cinquantina di bambini.&lt;br /&gt;Brusio, confusione, scherzi, risate ma anche attenzione e lacrime sono i doni che i giovani ospiti hanno portato al Cimitero. Di questo è fatta la quotidianità da queste parti.&lt;br /&gt;Io, da bambino, quando andavo a scuola, andavo in gita a Segesta o a Siracusa.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Giuseppe Terrasi&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;tratto da &lt;a href="http://www.peacereporter.net/dettaglio_articolo.php?idart=4137"&gt;http://www.peacereporter.net/dettaglio_articolo.php?idart=4137&lt;/a&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-size:130%;"&gt;&lt;span style="font-style: italic;"&gt;Costruire la pace senza l'elmetto&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-weight: bold;"&gt;Giuseppe Terrasi, dal volontariato in Bosnia all'impegno per la peace education. Con il contributo degli studenti universitari&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-size:85%;"&gt;Una passione civile che si è trasformata in impegno istituzionale. E' la storia di Giuseppe Terrasi, prima studente di Giurisprudenza in Cattolica e oggi assistente del corso di Storia delle Istituzioni militari e dei sistemi di sicurezza. La sua vicenda è quella di molte persone che, durante gli anni del conflitto nei Balcani e dopo, hanno sentito il desiderio di fare qualcosa dal basso per portare pace in una terra insanguinata dall'odio e dalla divisione. E così, tra un esame e l'altro di Giurisprudenza, Giuseppe - oggi trentunenne patrocinatore legale nel campo dei diritti dei migranti - è partito al seguito di alcune organizzazioni non governative o di associazioni umanitarie, alla volta della Bosnia, cominciando a operare nei campi profughi, dove si occupava di riabilitazione di soggetti deboli in situazione di disagio psichico. L'attenzione ai bisogni delle persone lo ha portato ad apprendere la lingua del posto, il serbo-croato, che ha poi perfezionato in Cattolica nelle lezioni della professoressa Marina Gatti Lipovac. Dopo la laurea questa esperienza si è trasformata a livello istituzionale, con la partecipazione nei Balcani a missioni internazionali di Election Monitoring, per conto dell'Osce, e ad altre operazioni per conto dell'Unione Europea. Fino a prendersi a cuore esperienze sul campo per studenti universitari motivati sui temi del peacekeeping e della cooperazione. «L'esperienza della Bosnia - ci dice - è un caso di scuola nel campo del peacekeeping: siamo a dieci anni dalla fine ufficiale della guerra, sancita dagli accordi di Dayton, e la presenza degli organismi internazionali e delle forze militari è ancora molto consistente. A più di dieci anni di distanza la comunità internazionale si trova per la prima volta ad affrontare e a verificare nel medio periodo le modalità della propria presenza e della propria azione».&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-weight: bold;"&gt;Quale bilancio si può trarre?&lt;/span&gt; «Una premessa: in Bosnia la presenza militare è fondamentale e in questo modo è percepita dalle popolazioni. Ma è solo uno degli elementi della ricostruzione di un Paese dilaniato dalla guerra. Non può essere l'unico.Fatta questa premessa si può dire che oggi esistono forti contraddizioni nell'intervento internazionale. La più evidente è la concentrazione del sostegno internazionale principalmente nei luoghi simbolici della guerra dei Balcani. Forse per un inconsapevole bisogno di ritorno d'immagine. Forse per un'inevitabile attenzione alle realtà più visibili del conflitto. Di fatto ci sono ampie zone, soprattutto nella Repubblica Serba di Bosnia, completamente abbandonate a se stesse: aree vastissime ancora minate, per le quali non esiste nessun progetto di sminamento né di recupero o ripopolamento».&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-weight: bold;"&gt;Cosa può produrre questa situazione?&lt;/span&gt; «L'isolamento economico e culturale può generare sacche di insoddisfazione che alimentano rancori non ancora sopiti. Che futuro di pace si può immaginare se non vengono curati sintomi di malessere che domani potrebbero riesplodere e accendere nuovi focolai di conflitto?»&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-weight: bold;"&gt;Possiamo definire una situazione di pace quella della Bonsia e, di conseguenza, riuscito il processo di peacekeeping?&lt;/span&gt; «Da giurista devo riconoscere che formalmente esiste una situazione di pace. Come essere umano che conosce profondamente quei luoghi e quella gente, la Bosnia non è il primo posto che mi viene in mente pensando alla pace. Se l'intervento militare ha fermato la guerra e la presenza degli organismi internazionali ha cercato di rimettere in piedi oltre che le strutture anche le istituzioni, quello che si sta affievolendo rispetto ai tempi di Dayton è la speranza. Non c'è ripresa economica, i giovani delusi cercano di andare all'estero in cerca di fortuna, il sistema sanitario è inefficace, si muore ancora per malattie curabili o perché non si hanno i mezzi economici per curarsi. Tutto questo pone seri dubbi rispetto a un contesto vero di pace, soprattutto se si pensa che le forze di peacekeeping non potranno restare indeterminatamente e che la convivenza tra le due entità che costituiscono l'attuale Bosnia è ancora difficile».&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-weight: bold;"&gt;Che prospettiva vede all'orizzonte?&lt;/span&gt; «Tutta l'area balcanica aspira ad una futura integrazione nell'Unione europea. Ma è evidente che questo processo non può prescindere dalla riconciliazione e dall'integrazione delle diverse Entità della Bosnia e tra le diverse repubbliche ex Jugoslave ancora così lontane (sia sul piano economico, culturale, infrastrutturale, ecc.)».&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-weight: bold;"&gt;Quali sono le ferite ancora aperte?&lt;/span&gt; «Oltre a quelle citate, una fonte di possibili squilibri è la questione del ritorno dei profughi rifugiatisi all'estero e delle internal displaced person (i rifugiati all'interno del territorio bosniaco) alle proprie abitazioni d'origine. Attualmente la ripresa di una normalità di vita è costruita sullo sradicamento: la persona, sulla base degli accordi di Dayton, può riacquistare la proprietà della abitazione dalla quale durante la guerra era dovuta scappare; riacquistata la proprietà però la vende alla famiglia che l'ha nel frattempo occupata, preferendo andare a stabilirsi in zone culturalmente più omogenee. Così evita di esporsi a gravi problemi quotidiani: per esempio la difficoltà di mandare un bambino croato in una scuola gestita da bosniaci musulmani e frequentata solo da bambini musulmani o viceversa. Sancire in questo modo lo sradicamento e la divisione culturale e religiosa in un Paese in cui la convivenza era la normalità potrebbe preparare un futuro di instabilità».&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-weight: bold;"&gt;Alla luce della sua esperienza quali sono i criteri chiave per costruire la pace?&lt;/span&gt; «Sicuramente servono tutti gli interventi di peacekeeping di cui abbiamo parlato: servono le forze militari che hanno diviso i contendenti e mantengono l'ordine, servono gli organismi internazionali che si sono occupati di institutions building, servono funzionari che controllino le normali operazioni di voto. Ma tutto questo non basta: forse uno dei limiti che oggi gli organismi internazionali presenti nei Balcani mostrano è proprio la difficoltà di ascoltare i reali bisogni della gente e del territorio. Non si può prescindere da interventi più piccoli, ma più vicini ai bisogni delle persone».&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-weight: bold;"&gt;Per esempio? &lt;/span&gt;«Penso alla storia di Kerim, un bambino di 6 anni di Gorazde, che durante l'assedio alla propria città e a causa della continua pioggia di granate ha perso l'uso della parola. L'ho incontrato, da volontario, nel reparto di neurospichiatria infantile dell'ospedale di Sarajevo. Grazie alle attività innovative che l'associazione di cui facevo parte ha progettato con l'équipe medica, abbiamo creato le condizioni per il recupero delle sue capacità di verbalizzazione. E' stato un successo unico, medico e umano. Un successo per chi crede che la pace si costruisce anche così, facendo in modo che la sofferenza e la paura che questo bambino ha provato non si trasformino domani in rancore e in un nuovo fiume di odio».&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-weight: bold;"&gt;La pace, quindi, parte anche dai piccoli?&lt;/span&gt; «Penso che nessun intervento di peacekeeping possa prescindere da progetti di peace education. Noi l'abbiamo fatto promuovendo, tra le altre, attività ludiche e musicali, per agevolare nei bambini il recupero di quelle tappe dell'infanzia che il conflitto armato aveva brutalmente interrotto. Se non si riparte dall'educazione, non c'è futuro per la pace».&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Tratto da &lt;a href="http://www2.unicatt.it/pls/catnews/consultazione.mostra_pagina?id_pagina=3554"&gt;http://www2.unicatt.it/pls/catnews/consultazione.mostra_pagina?id_pagina=3554&lt;/a&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-style: italic;font-size:130%;" &gt;Srebrenica: non solo memoria&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-weight: bold;"&gt;Incontro con un cooperante atipico, Giuseppe Terrasi, assistente presso l'Università Cattolica di Milano, da due anni rappresenta l'unica presenza internazionale stabile a Srebrenica. La vita quotidiana nella cittadina simbolo della tragedia bosniaca.&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;a href="http://www.osservatoriobalcani.org/imagecatalogue/imageview/3198/?RefererURL=/article/articleview/5928/1/42/"&gt;&lt;/a&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-weight: bold;"&gt;Vivi a Srebrenica da due anni, ormai. Qual è il motivo di questa scelta?&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;Mi occupo di Balcani e viaggio nei Balcani da anni. Ad un certo punto ho deciso di legare la mia storia alle storie che ho conosciuto da queste parti. Ho deciso di dirigere verso i Balcani la mia attività professionale, cioè quella di assistente presso la cattedra di Scienze della cooperazione per lo sviluppo e la pace dell'Università Cattolica di Milano. Ho così cominciato a proporre ai miei studenti, anziché di fare lezione in aula sui temi della guerra e della pace, di provare a seguirmi in alcuni dei viaggi che facevo regolarmente, tentando di dare dignità di strumento didattico e scientifico alle cose che di solito in università non hanno. Cioè memoria e testimonianza.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-weight: bold;"&gt;Con quali modalità lavorate su questi temi?&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;Invito i miei studenti a venire in visita per alcuni giorni con il desiderio di accostarsi a questo contesto, quindi incontrando vari attori locali, cioè tutti coloro che a diverso titolo sono coinvolti in quello che possiamo chiamare "sforzo di ricostruzione di una situazione di convivenza" o di pace, qui sul territorio. Attori come esponenti dell'associazionismo locale, dell'autorità politica, di quella religiosa, andando in visita ai luoghi di culto, ai luoghi della memoria come il memoriale di Potocari. Per ascoltare cosa essi intendono realizzare, cosa organizzano, cosa riescono a fare su questo territorio, quindi parlare con loro e farsi raccontare.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-weight: bold;"&gt;Questa attività come viene recepita dai vostri interlocutori?&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;La decisione di trasferirmi stabilmente qui nel 2004, facendo assumere una dimensione locale alle attività, si è basata anche sulla risposta straordinaria che abbiamo raccolto dall’intera comunità, relazionandoci con l'intero territorio. Tutt'oggi è una risposta straordinaria, di grande benevolenza nei nostri confronti, nei confronti delle cose, anche piccole, che con grande semplicità e artigianalità riusciamo a fare. Credo che le ragioni siano molteplici.&lt;br /&gt;Innanzitutto ricordiamo che Srebrenica è un posto assolutamente isolato, anche geograficamente, non è un luogo di passaggio come Tuzla o Mostar. Chi viene a Srebrenica è perchè lo vuole proprio fare. Va poi considerato che a Srebrenica non ci sono altre presenze stabili internazionali. La presenza di circa dieci persone al mese, studenti che si fermano per 4/5 giorni e che poi ritornano in seguito perchè hanno creato dei legami con il luogo e le persone che l'abitano, rappresenta un'occasione concreta di rottura, proprio grazie alla nostra presenza fisica, dell’isolamento al quale la città sembra essere condannata.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-weight: bold;"&gt;Quindi la vicinanza quotidiana, la condivisione dell'isolamento è una carta fondamentale per costruire canali di comunicazione?&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;Credo che soltanto la presenza fisica sia in grado di rompere questo stato di isolamento, perchè tutti gli altri strumenti che noi siamo abituati ad utilizzare nel comunicare, parlo ad esempio di internet, non ci sono o non c'erano fino a poco tempo fa. La rete internet è appena arrivata, perchè fino a pochi mesi fa le linee telefoniche non erano in grado di supportare le connessioni. L’internet point più vicino è a due ore e mezza di strada. Quindi a distanza è veramente difficile restare in contatto. Il rapporto continuativo con la realtà, attraverso la mia presenza "ponte", che gli studenti italiani alimentano quando vengono, avvia dei meccanismi positivi di relazione con la nostra principale interlocutrice, la comunità giovanile locale. Con essa collaboriamo, sediamo agli stessi tavoli, co-organizziamo eventi e attività.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-weight: bold;"&gt;Attività di che tipo e con quale percorso progettuale?&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;Ci muoviamo in base alle richieste che arrivano dalla comunità locale. Ad esempio è stata richiesta l’organizzazione e la gestione del corso di lingua e letteratura italiana. Nato su richiesta dei ragazzi del posto spinti dal desiderio di comunicare anche verbalmente con i ragazzi che venivano dall’Italia, l’abbiamo tenuto per un anno intero con 49 iscritti e, visto il successo, contiamo di attivare una seconda classe a settembre. Il corso è stato occasione per organizzare mille altre iniziative, dai concerti di folk locale o italiana ad altre iniziative culturali. Per fare solo un esempio, due settimane fa abbiamo inaugurato la manifestazione culturale “italijanske veceri na Guberu” (Serate italiane al Guber).&lt;br /&gt;Il Guber è un posto molto bello, immerso nel bosco ed era l’antica attrazione turistica di Srebrenica. E' una sorgente di acqua curativa, ricchezza del territorio che non viene per nulla sfruttata. Prima della guerra c’erano anche un ristorante e un albergo, ora è tutto raso al suolo. Stiamo cercando di riattivarlo e di legarlo appunto ad un’iniziativa culturale, organizzata assieme all’Ambasciata italiana e alla municipalità di Srebrenica, oltre a tutti i ragazzi locali con i quali collaboriamo. Serate fatte di musica, per stare insieme attorno al fuoco, cose davvero molto semplici, ma simbolicamente importanti.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-weight: bold;"&gt;Qual è il livello di partecipazione della popolazione?&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;E' stupefacente. A Srebrenica c’ è un grosso problema di coinvolgimento e di partecipazione della cittadinanza. Le nostre iniziative, proprio perchè sfuggono alla connotazione etnico-nazional-religiosa, sono iniziative incredibilmente frequentate. Esistono iniziative, come il centro giovanile situato in centro città, che non vengono frequentate. Al Guber, dove si deve camminare per 45 minuti a piedi, c’è stata una presenza di un centinaio di persone e per la comunità locale questi sono numeri importanti.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-weight: bold;"&gt; Perchè il centro giovanile non è frequentato?&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;Diciamo che alcune iniziative al centro giovani non sono frequentate. Il centro è nato grazie alla brillante idea della comunità locale. Ricavato dall’ex cinema-teatro della città, andato distrutto durante la guerra e poi ristrutturato con fondi di Paesi del nord Europa, gode di finanziamenti della stessa fonte ma viene gestito a livello locale. A volte realizza attività molto interessanti e con grandissima partecipazione, come ad esempio il concerto dei “Zabranjeno Pusenje” [ndr: gruppo musicale fondato nel 1980 a Sarajevo &lt;a href="http://zabranjeno-pusenje.bosnia.ba/"&gt;Zabranjeno Pusenje &lt;/a&gt;] di fine maggio.&lt;br /&gt;Però credo che anche il centro giovani spesso non riesca a sfuggire alla "connotazione" delle attività. Non da parte degli organizzatori, che sono assolutamente bravi, ai quali però riesce a volte difficile sfuggire alla connotazione del tipo... E' un’attivtà serba è un’attività musulmana, ci vanno solo questi o solo quelli...&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-weight: bold;"&gt;La vostra presenza, in quanto "terza persona", riesce a destrutturare queste divisioni?&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;In una certa misura sì. Sebbene sia molto difficile spiegare il fenomeno con una sola risposta, perché si tratta di una realtà molto complessa. Esiste un problema di connotazione che grava sulle attività, seppur intelligenti e organizzate su tutto il territorio. Ma esistono anche altri problemi. Per esempio alcuni non si avvicinano al centro giovanile perché purtroppo c’è un certo consumo di alcool, che è uno dei modi attraverso il quale qui sfocia uno dei disagi giovanili.&lt;br /&gt;Quindi persone un po’ più adulte o famigliole non si avvicinano volentieri ad alcuni luoghi anche per motivi del genere e non per la connotazione “etnica”.&lt;br /&gt;Le attività organizzate dalla nostra associazione, hanno il privilegio di poter beneficiare di un fatto. La mia posizione mi permette di poter dialogare con tutti, perché quella che è stata non è la mia guerra. Sono straniero, siciliano e consapevole nonché orgoglioso delle mie radici. Questo mi permette di stare qua con equilibrio ed essere in grado di dialogare. Che non significa essere imparziale rispetto alla storia di Srebrenica o di fronte alla "distribuzione delle responsabilità". Ho visto che questa è una cosa che noi stranieri adoriamo fare...abbiamo un’atteggiamento incredibilmente distributivo delle responsabilità, abbiamo bisogno di definire chi è colpevole e chi è innocente...&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-weight: bold;"&gt;Parli di dialogo. Si può parlare di avviamento di un percorso di rielaborazione del conflitto?&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;Credo noi si sia ad uno stadio precedente, cioè di preparazione del terreno verso un percorso di rielaborazione. Siamo in grado di creare delle occasioni aperte, abbiamo un ruolo di facilitazione della ripresa del dialogo. Ma quando parliamo di rielaborazione del conflitto credo non si possa prescindere da una fase precedente: l’elaborazione del lutto.&lt;br /&gt;E' importante ricordare che al memoriale di Potocari sono sepolte al momento circa 2000 salme e ne mancano all’appello circa 6.000. Nel centro di riconoscimento di Tuzla ci sono alcune migliaia di sacchi contenenti i resti dei corpi trovati finora ed in attesa di identificazione. Sono passati 11 anni e credo sia intuitivo capire che l’elaborazione del lutto di un familiare, che in situazione di normalità credo possa durare da sei mesi a due anni, qua si protrarre da oltre un decennio. Credo che questo sia fonte di uno squilibrio forte, che ha ripercussioni sulla comunità locale intera.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-weight: bold;"&gt; Quanto la comunità internazionale partecipa a questo percorso? Parlavi di assenza di presenze permanenti...&lt;/span&gt; Sì. Non ci sono internazionali permanenti qui a Srebrenica e forse anche questo è il motivo della benevolenza verso di me che mi facilita il lavoro. Progetti in realtà ne vengono fatti, penso a Tuzlanska amika” assciazione di Tuzla ma anche altri, tutte persone spinte da buone intenzioni e buona volontà. Ma parlo di disponibilità a condividere la quotidianità. E di internazionali che lo fanno non ce n'è. Le ragioni di questa assenza sono molteplici.&lt;br /&gt;Srebrenica è conosciuta come il luogo con la precentuale di fallimenti progettuali più alta di tutta la Bosnia Erzegovina. In passato le organizzazioni sono venute, il progetto è fallito e l'organizzazione non è più tornata e difficimente propaga un’esperienza positiva rispetto al territorio. Credo che una parte sia legata a questa “fama” che Srebrenica si porta dietro.&lt;br /&gt;Poi c'è la questione della fase di ideazione dei progetti. Manca una cosa banale quanto essenziale: l’analisi del territorio. Se io avessi un milione di Euro e dovessi investirlo sull’economia di un paese, analizzarei le schede paese, calcolerei il “rischio paese”, cose che fior di società finanziarie a livello internazionale fanno. Un economista non metterebbe mai a disposizione il proprio patrimonio se non dietro una severa analisi del rischio di quel territorio.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-weight: bold;"&gt;Dici che il mondo della cooperazione agisce spesso senza cognizione di causa?&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;In generale il mondo legato alla cooperazione, quella istituzionale, decentrata, non istituzionale dandogli una definizione ampia, ha a disposizione un patrimonio incredibile in termini di buona volontà e spesso importanti strumenti economici, ma ha capacità vaghe di analisi del territorio. Credo che i progetti qui falliscano perchè non si conosce affatto il contesto.&lt;br /&gt;La complessità del territorio richiede che i progetti, per riuscire, debbano radicarsi con alcune modalità, delle attenzioni che non credo ci siano. Complessità date dal fatto che a Srebrenica, contrariamente ad altre città come Sarajevo, la conflittualità tra le comunità che vivono in città non è latente, non è mascherata, esiste. Essa va osservata, analizzata e gli interventi devono sapersi proporre, utilizzare alcune chiavi di accesso che mancano alla comunità internazionale in generale. Intendo che la comunità internazionale dovrebbe muoversi spinta da un interesse non solo proprio, ma di reale cooperazione...cioè che da un progetto fatto a Srebrenica se ne avvantaggi la popolazione intera e non solo chi lo propone e lo realizza. Poi ci sono motivi anche banali. Sono a Srebrenica e ci sto con positività perchè ho una chiave di accesso sobria, siamo un’associazione artigianale e povera. Questo ci rende automaticamente vicini alle persone, spesso si attivano addirittura dei meccanismi di aiuto verso di noi, meccanismi che legano moltissimo i diversi elementi della comunità locale tra loro. Intervengono inoltre anche altri fattori. Io vivo al sesto piano senza ascensore, molti giorni all’anno non c’è l'acqua e spesso manca la corrente elettrica. La comunità internazionale di solito si muove con standar diversi. Le torri gemelle a Sarajevo sono edifici incredibilmente belli, ma non sono restituti ai bosniaci, sono sede di banche e di istituzioni internazionali. Alcune considerazioni sugli squilibiri dell’intervento della comunità internazionali debbano essere fatte.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-weight: bold;"&gt;Come vedi Srebrenica in questi giorni?&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;Questi giorni li definisco i giorni della memoria. Dal 7 al 12 luglio le diverse comunità realizzano dei programmi, manifestazioni culturali, presentazione di libri, cerimonie religiose, con i quali cercano di "fare memoria" rispetto ai lutti delle proprie comunità di appartenenza. L’11 luglio è la data culmine per la comunità bosniaco-musulmana, il 12 per quella serbo-bosniaco-ortodossa. Il dato che salta agli occhi è che in questi giorni la città è incredibilmente sotto i riflettori internazionali, vediamo macchinoni e autorità che non abbiamo mai visto ma si tratta di presenze spot. Il 13 luglio non rimarranno manifestazioni culturali, la città ritornerà a vivere come prima, sebbene con qualche elemento positivo. Un esempio: il 29 luglio si terrà la seconda edizione delle “Italijanske veceri na Guberu”, da noi organizzata assieme alla comunità locale. Purtroppo, ciò che succederà in questi giorni è che salirà il livello della tensione, anche politica, tra le due comunità. Perchè sullo scontro tra le due comunità si basano molti poteri che poi rimangono assenti da Srebrenica. La loro presenza esagiterà anche i cittadini locali, quelli che vivono qui 365 giorni all’anno. Le mercedes nere blindate, parcheggiate davanti al comune, resteranno due giorni e non di più. Non torneranno a vivere al sesto piano senza ascensore o a vivere con 103 marchi di pensione al mese. Ciò che avverto è che le persone semplici che vivono in città assorbono le tensioni che vengono importate per alcuni giorni, rendendo difficile l’accostarsi a questi eventi di memoria con serenità e semplice vicinanza umana. E’ come se si vedessero i vari personaggi della città, anche le autorità, esproriati per alcuni giorni del proprio ruolo. Persone che ogni giorno dell’anno fanno un grande sforzo nella direzione della convivenza, associazioni locali, noi, per quanto possono anche le autorità locali, tutti più o meno onestamente. Per tre giorni l’anno sembra che tutti si dimetichino di questo lavoro quotidiano.Purtroppo il rischio che si corre è quello di trasformare l’esperienza della memoria da strumento per la rielaborazione del conflitto, dunque di ricostruzione della convivenza, a strumento di radicalizzazione dello scontro.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Tratto da &lt;a href="http://www.osservatoriobalcani.org/article/articleview/5928/1/42/"&gt;http://www.osservatoriobalcani.org/article/articleview/5928/1/42/&lt;/a&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Il Nostro Inviato nell'ultimo genocidio europeo&lt;br /&gt;&lt;span style="font-style: italic;font-size:130%;" &gt;La lezione di Srebrenica&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-weight: bold;"&gt;Giuseppe Terrasi ha chiuso lo studio legale – si occupava di immigrazione – per trasferirsi nella città dei Balcani simbolo della violenza. Ci porta in visita studenti della Statale e della Cattolica, di Milano.&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;«Ehi, profesor!». Quando la sua Punto verde sbuca d’improvviso davanti al night club Davidoff di Srebrenica – nome altisonante per un modesto bar con veranda bianco-blu e muri sforacchiati dai proiettili – Amra si sbraccia per salutarlo. Qui lo chiamano «il professore».&lt;br /&gt;Bentornato nella tua città d’adozione. Nell’ombelico dei Balcani, luogo per antonomasia dell’ultimo genocidio europeo d’epoca moderna. Città-fantasma, «dove le relazioni sono corrose dal peso della memoria», dice Giuseppe Terrasi, 31 anni, barba ispida e un groviglio di riccioli neri dove si perde il filo che lega gli occhiali. Tutt’intorno nuvoloni grigiastri. Ci mancava solo la pioggerella insistente per allestire questo set da surreale scenario post bellico. Emir Kusturica inietterebbe energia vitale con una variopinta banda d’ottoni rom. Invece sulla piazza semideserta di Srebrenica c’è un silenzio raggelante.&lt;br /&gt;Questo assurdo film in bianco e nero va avanti da dieci anni, popolato solo di ombre e fantasmi. Prima della guerra ci vivevano quasi 40 mila persone. Oggi solo un quarto; «3.700 musulmani, gli altri serbi», puntualizza il sindaco, il musulmano Abdulrahman Malkic. Spinti dal coraggio – o dalla disperazione – di sfidare il luogo dello stigma, l’epicentro maledetto di una guerra che ha violentato questa terra solo per mettere una frontiera sulla Drina, il fiume di Ivo Andric, qualche chilometro più in là. Giuseppe, milanese d’adozione, ma palermitano di nascita e col cuore a Caltabellotta, ha violato l’unico legame tra sommersi e salvati del dopoguerra: l’isolamento. Un senso di abbandono che il carrozzone delle Ong e degli aiuti umanitari in due lustri non è riuscito a spezzare tra i dimenticati di Srebrenica. Qualche mese fa «il professore» – parla perfettamente la lingua locale – ha affittato casa qui. Unico residente straniero insieme a un’olandese che insegna musica: arrivati prima loro di internet, superando un inspiegabile fossato digitale nel buco nero d’Europa. Laurea in giurisprudenza, chiuso l’ufficio legale a Milano dopo tre anni dedicati a cause sull’immigrazione, Terrasi si è trasferito nei Balcani. Durante il conflitto fu volontario con lunghi periodi di permanenza tra campi profughi in Croazia e la Sarajevo del dopo assedio, ora la Bosnia è la sua piccola scuola di pace. Vi conduce in visita gli studenti di Scienze politiche delle Università Cattolica e Statale del capoluogo lombardo. A piccoli gruppi di una decina per volta. Ma per incontrare i giovani rimasti, che «fanno resistenza» sostiene.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;«A Srebrenica ci sta chi non ha possibilità di scelta, costretto a convivere con la devastazione», dice. Degli animi e dei luoghi: come la Robna Kuca, grande magazzino in un blocco di cemento, all’unica rotonda del paese. Quasi ogni casa mostra le cicatrici della guerra, sbrecciature d’intonaco provocate da chissà quale kalashnikov. Lo scheletro annerito degli uffici della Energoinvest è un tetro monumento al passato. Contrasta con il municipio, accanto, uno dei pochi edifici dove gli imbianchini internazionali hanno diluito soldi e vernice. È l’esempio lampante della «doppia velocità» dopo gli accordi di Dayton. Imposti nel 1995 dalla comunità internazionale per fermare il macello bosniaco, hanno ratificato come confini le fratture arbitrarie dell’odiata pulizia etnica. Altrove in Bosnia sono arrivati vagoni di denaro dei donatori, avvio di ricostruzione e criminalità. A Srebrenica solo quest’ultima che ha appena aperto il disco-bar Don Corleone, un inno alla mafia locale, depositaria delle rare iniziative economiche. Il proprietario serbo è in galera, ma intanto produce qualche posto di lavoro. Il resto è stagnazione pura. Idemo dalje, «Andiamo avanti», comunque, recita il motto del sindaco.&lt;br /&gt;Lezione di pace. A squassare il circolo vizioso di autoimplosione sociale è arrivato l’Istrazivacki centar za Mirovno Obrazovanje, il piccolo «Centro di ricerca per l’educazione alla pace», promosso da Terrasi con alcuni amici, che rilancia – a suo modo – una sorta di scuola popolare alla don Lorenzo Milani. Srebrenica come Barbiana. Le colline minerarie dell’antica Argentaria d’epoca romana (srebro in serbocroato significa argento) come i poggi del Mugello del priore scomodo. Accademia di strada invece di chiuse aule universitarie: «Gli studenti avranno responsabilità in istituzioni internazionali, forse in carriere diplomatiche. La mia scommessa è di proporre loro uno strumento critico per riflettere». Senza chiavi di lettura preconfezionate. Andando oltre la logica del carnefice e della vittima. «Il contrasto e il dubbio sono gli elementi che di solito si portano a casa dopo questo viaggio». Provare per credere. «Forse è esagerato, ma ora vedo il mondo con occhi diversi», assicura Sara Carando, 22 anni, di Vercelli, matricola a Scienze politiche in Statale. Quando la Jugoslavia iniziò a sgretolarsi, nel 1991, la guerra era a una manciata di chilometri oltreconfine, «Un luogo così vicino di cui si conosce ancora poco. Mi ha colpito il coraggio dei nostri coetanei che vivono lì». Laura Di Tria, 21 anni, corso di laurea in Scienze internazionali: «Di fronte a tanta rassegnazione ti viene voglia di impegnarti in prima persona». Ora dà una mano nelle attività di sensibilizzazione a Milano e dintorni. «Un’esperienza impagabile», aggiunge, «che apre la mente molto più di libri e lezioni». Che pure non mancano: prima della partenza per la Bosnia, profesor Terrasi sale davvero in cattedra. Un ciclo di incontri sotto l’egida della Società italiana per l’organizzazione internazionale (Sioi). «Form-azione prima del viaggio, inform-azione durante e trasform-azione, dopo», scandisce lento per spiegare l’idea di fondo. Poi via, a bordo di un pulmino a noleggio. Sarajevo, Banja Luka, Mostar, Tuzla, itinerario per riannodare i fili della storia recente. E poi la tappa-sosta qui, nel luogo del peggior massacro in Europa dopo la Seconda guerra mondiale. «Anche per condividere la quotidianità con chi è rimasto». Srebrenica come punto di partenza e d’arrivo dei pellegrinaggi della memoria. Se ne sono accorti anche gli amministratori locali, incuriositi dai drappelli di giovani italiani che mensilmente invadono un po’ spaesati l’unica piazza della città.&lt;br /&gt;Piace la scommessa di pace: per questo il Comune ha concesso in uso qualche locale della vecchia caserma di polizia al civico 71 della Marsala Titova ulica. Diventerà luogo d’incontro e di dialogo, soprattutto con i ragazzi del luogo, come il gruppo teatrale che sta ristrutturando l’ex cinema. Inspektor za opsti kriminalitet, «Ispettore per la criminalità locale», è ancora scritto su un cartello all’ingresso dell’ufficio che presto sarà aula per lezioni di lingue. Il professore diventa idraulico e carpentiere: insieme ad alcuni volontari italiani e bosniaci ha ridato vita a un luogo di morte. Hanno dipinto i muri di colori sgargianti, giallo e rosa, con materiali semplici e manodopera gratis. «Non siamo una Ong, lo stile è diverso», spiega «Giuso» Terrasi. Un modo elegante per dire che nessuno sta versando fiumi di denaro stavolta. «Le nostre relazioni non subiscono interferenze economiche», sorride. Squilla il suo cellulare. È l’efendje Damir Pestalic, imam di Srebrenica, 28 anni, di cui quattro in Turchia a studiare. Agli italiani spalanca volentieri le porte della piccola moschea bianca, l’unica rimasta. «Ce n’erano 18 prima della guerra», tira un sospiro l’imam che viene da fuori, ma conosce bene la storia dei luoghi. Terrasi sa che la posta in gioco è alta: qui si rischia di essere subito schedati: filomusulmani e antiserbi. O viceversa.&lt;br /&gt;Dieci anni non cancellano ancora l’olocausto di Srebrenica, dove – sotto gli occhi colpevolmente impotenti dell’Onu e dell’Occidente – settemila musulmani o forse più vennero trucidati dalle milizie serbobosniache di Ratko Mladic, ancora latitante. Le 1.376 salme finora riconosciute sono seppellite al Memoriale di Potocari, all’ingresso del paese, sosta indispensabile per gli studenti. Il passato qui non è mai trascorso del tutto. Per questo Giuseppe incontra regolarmente con i suoi allievi anche il pope Dusan Spasojevic, un marcantonio di 27 anni con un filo di barba biondiccia. L’1 maggio ha portato gli studenti in chiesa per la Pasqua ortodossa. Una presenza discreta ma visibile, apprezzata dalla comunità serba. «Qui la linea di divisione non è tra serbi e musulmani» insiste «il professore», «è più sottile: è la spartizione tra chi ha perso gli affetti e chi no, tra chi ha studiato e chi vorrebbe, tra chi è stato profugo e chi invece è rimasto». Pausa. «E tra chi si è macchiato di crimini e chi li ha subiti».&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Tratto da &lt;a href="http://www.diario.it/index.php?page=cn05071575"&gt;http://www.diario.it/index.php?page=cn05071575&lt;/a&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-weight: bold;"&gt;PREMIO TAKUNDA CATEGORIA PROTAGONISTA SUL CAMPO&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;Giuseppe Terrasi Assistente universitario all’Università Cattolica, da anni impegnato nella peace education tra i giovani a Srebrenica (Bosnia Erzegovina) con un centro studi e in Italia con la promozione di viaggi-studio per studenti universitari. Nel cassetto il sogno di creare una “scuola di pace” dove si impari, a partire dalla storia, il rispetto e l'integrazione tra popoli.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Tratto da: &lt;a href="http://www.takunda.org/vincitori2006.asp" target="_top"&gt;www.takunda.org/vincitori2006.asp&lt;/a&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/25112778-116178805818999134?l=icmosrebrenica.blogspot.com'/&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/25112778/posts/default/116178805818999134'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/25112778/posts/default/116178805818999134'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://icmosrebrenica.blogspot.com/2006/03/articoli-e-interviste-di-giuseppe.html' title='Articoli e interviste di Giuseppe Terrasi'/><author><name>icmo</name><uri>http://www.blogger.com/profile/06624493389909754491</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:extendedProperty xmlns:gd='http://schemas.google.com/g/2005' name='OpenSocialUserId' value='02779359194164692922'/></author></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-25112778.post-116178716140163165</id><published>2006-03-30T16:38:00.000+02:00</published><updated>2006-10-26T17:57:53.866+02:00</updated><title type='text'>Film</title><content type='html'>&lt;span style="font-weight: bold; font-style: italic;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/span&gt; &lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;span style="font-weight: bold; font-style: italic;"&gt;Se siete interessati a film inerenti al recente conflitto balcanico ICMO vi propone…&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-weight: bold;"&gt;No man’s land&lt;/span&gt;, di &lt;span style="font-style: italic;"&gt;Denis Tanović&lt;/span&gt;, 2001&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;No man's land", un film che narra da un nuovo punto di vista la guerra nell'ex-Jugoslavia.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Vincitore nel 2001 della Palma per la migliore sceneggiatura a Cannes e dell’oscar come miglior film straniero.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Il film racconta le vicende di un soldato serbo (Ciki) ed un bosniaco (Nino) che nel 1993 durante la guerra nei balcani, si ritrovano feriti in una terra di nessuno, intrappolati tra i due fronti. Tragicomica farsa, diretta da un regista bosniaco (D. Tanović) che evita qualsiasi forma di retorica faziosa per denunciare l’assurdità della guerra e gli ambigui maneggi dei capi dell’ONU, intenti a tutto tranne che a porre fine al conflitto. Il film allarga il senso di responsabilità collettiva all'ONU e al suo equivoco e spesso inconcludente ruolo neutrale («Stare a guardare non significa essere neutrali, ma responsabili dei delitti»). Tanović non risparmia e mette a nudo con rabbia sarcastica il dramma dell'odio etnico.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;"No man's land" è un film che, senza bisogno di eccedere nel mostrare rovine, combattimenti, cadaveri e quant'altro, riesce nella difficile impresa di trasmettere allo spettatore l'infinito orrore della guerra, ed in particolare della guerra civile. Chiki, Nino e Cera sono il simbolo di tutti gli uomini che combattono: stanchi, incattiviti, spaventati, in una parola disperati. Anche nella loro disperazione, però, non riescono a trovare un punto di contatto, una forma di accordo che non passi attraverso le armi; decide "chi ha il fucile", e in quella buca il fucile passa di mano con velocità impressionante, e tutto si trasforma in un balletto attorno al corpo assolutamente immobile di Cera steso a terra. La situazione poi è resa più complessa dall'intervento dell'UNPROFOR che, cercando di aiutare i due uomini, si trascina dietro anche la stampa, ed allora si scopre chi sono i veri sciacalli della situazione. Comincia il balletto del potere: Marchand chiama il suo capo, che chiama il suo, e poi sempre più in alto, sino a far tremare le poltrone dei generali ed a far cominciare la danza delle menzogne e delle apparenze.&lt;br /&gt;"No man's land", terra di nessuno, dunque. La terra di nessuno di un confine non segnato e sul quale non sorgono che pochi alberi striminziti, di una trincea che non appartiene più ad alcuno schieramento, dei cuori aridi di chi non sa più far altro che odiare, delle menti malate di chi dà più valore agli incidenti diplomatici che alle vite umane, del desiderio di quello "scoop" che farà di noi il miglior giornalista del mondo, anche se solo per un giorno.&lt;br /&gt;Il film di Tanovic, senza particolari pregi artistici o tecnici, asciutto quasi fosse una cronaca sia nello stile che nei contenuti, riesce a coinvolgere e turbare gli spettatori, a farci provare, anche se solo per pochi minuti e (per fortuna) con l'immaginazione, la sensazione che nella guerra non ci sia via d'uscita, che questa situazione porti gli animi umani al di là della ragione, della logica, dell'umanità, di ogni scelta, appunto nella "terra di nessuno”.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-weight: bold;"&gt; Il cerchio perfetto&lt;/span&gt;, di &lt;span style="font-style: italic;"&gt;Ademir Kenović&lt;/span&gt;, Bosnia, 1997.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Nel pieno dell'assedio di Sarajevo un vecchio poeta, lasciato da solo da moglie e fìglia fuggite in Croazia, si ritrova improvvisamente in casa due ragazzini scampati ai massacri delle campagne. Si creerà così una nuova fàmiglia per il poeta cinico a stralunato e i tre si metteranno alla ricerca degli zii dei ragazzi nella città assediata, trovando altre sofferenze a altri orrori. Diretto da un regista bosniaco e co-sceneggiato dal poeta Abdulah Sidran, il film trascende le vicende dei tre protagonisti. È infatti la città sotto gli attacchi dell'artiglieria pesante la vera protagonista. Di essa ci viene raccontata, a volte con tratti surreali e ironici, a volte con brutalità disarmante, la quotidianità dei suoi abitanti fatta di dramma, ma anche di voglia di vivere, di grandi conflitti, ma anche di piccoli litigi.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Se è vero che la vita è sogno e che i sogni sono fatti della stessa materia, allora si comprende perché Kenovic´ abbia deciso di affidare il suo messaggio visivo proprio alla pista onirica: nel film tutti i protagonisti sognano ad occhi aperti e chiusi, tanto "non si può sognare niente che sia più brutto della realtà".&lt;br /&gt;Il poeta Hamza sogna treni, fili elettrici che si incrociano, gallerie che lo portano in riva al mare, ma anche qui arrivano le granate a mettere in fuga la gente; il piccolo Adir sogna di pescare un mucchio di pesci e per la gioia fa pipì a letto (le altre volte gli capita per il panico provocato dalle bombe); Kerim, il fratello più grande, immagina di raccogliere nel fiume enormi pacchi aerei, ma perde una scarpa e rischia di morire annegato, eppure nel sogno, lui sordomuto, riesce a sentire il canto degli uccelli.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-weight: bold;"&gt; Prima della pioggia&lt;/span&gt;, di &lt;span style="font-style: italic;"&gt;Milcho Manchevski&lt;/span&gt;, Macedonia, 1994.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Il fìlm si articola in tre episodi, diversi per ambientazione e protagonisti, ma dove una serie di richiami e il passare di alcuni personaggi da un episodio all'altro, compongono un’unica storia. Il 1° episodio, "Parole ", è ambientato in una zona impervia della Macedonia. Una ragazza albanese, per sfuggire alla vendetta dei parenti di un macedone da lei ucciso dopo essere stata violentata, si nasconde nell'oasi di pace del vicino monastero ortodosso e qui trova l'aiuto di un giovane, Kiril. Il 2° episodio, "Volti ", ci trasporta in una Londra ancora travagliata da feroci attentati terroristici. Qui troviamo una giornalista ossessionata dalle immagini di morte che provengono dalla Bosnia, l'uomo con cui ha una relazione, il macedone Aleksandar. Questi, un fotoreporter famoso, appare distrutto a sconvolto da una tragica esperienza fatta in una recente "missione" in Bosnia. Aleksandar chiede alla donna di seguirlo in un viaggio di ritorno definitivo in Macedonia; di fronte all'incertezza di questa, parte, solo, per il suo paese di origine. Il 3° episodio, "Immagini ", Aleksandar giunge in Macedonia nel suo villaggio (che è quello del primo episodio) e scopre che anche qui l'odio ha contaminato i rapporti tra le due etnie (albanese a macedone) della popolazione. Prima della Pioggia, che ha vinto il Leone d'oro al Festival di Venezia del 1994, è il primo lungometraggio di M. Manchevski, regista di origine macedone, ma che da molti anni vive negli Stati Uniti. II tema di fondo riguarda l'odio e i conflitti etnici, che portano morte e distruzione ovunque, dalla "civile" a progredita Inghilterra, alla povera Macedonia. Ad esso si accosta, nei travagli del fotoreporter Alexander, il tema della responsabilità di quanti raccontano la realtà rispetto ai drammi che ritraggono. Il film, che ha una fotografia bellissima ed un grande potere suggestivo nei forti contrasti delle ambientazioni, si presenta come una struttura "aperta" che sembra voler lasciare uno spiraglio di speranza in una possibilità di salvezza, perché la storia non si ripete: infatti, tutto avviene "prima della pioggia"; tensioni, odi, conflitti sono come nubi nere all'orizzonte the incombono minacciose a preannunciano il temporale.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;"Prima della pioggia" è un film segnato dal sangue. Sangue inteso in doppio significato: come traccia della guerra, della violenza, dell'odio; anche però come segno, al tempo stesso carnale e spirituale, della fratellanza, di un’irriducibile vicinanza.&lt;br /&gt;Manchevski ha dichiarato che per lui fare cinema non è fare arte, bensì trattare il mito. Nel mito è presente la memoria, da dove veniamo. Ricordo e memoria della morte, della sofferenza e di quella poca gioia. Il mito e tutta una serie di narrazioni, che unite (non in senso cronologico bensì seguendo la fratellanza, la vicinanza istintuale del racconto) fanno lacrimare la memoria, con lacrime di sangue. Perchè il mito è impregnato dal sangue: il sangue delle origini, della tradizione, del rito. Rito in cui si trova la memoria di un popolo, in questo caso il macedone, lacerato dal dolore.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-weight: bold;"&gt;Do you remember Sarajevo?&lt;/span&gt; di &lt;span style="font-style: italic;"&gt;Nedim Alikadi&lt;/span&gt;.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Racconta l'assedio della capitale Bosniaca dall'interno, attraverso gli occhi dei suoi abitanti vicino alla stravolta quotidianità dei tempi di guerra. Tutto inizia nel 1993 quando, ancora preda dell'incredulità per quanto stava accadendo, il sindaco invita i cittadini a usare ogni mezzo per documentare la vita di chi da un giorno all'altro si è visto traformare in un bersaglio. Inizia così la resistenza audiovisiva della città che vede qualche centinaio di piccole videocamere ronzare contro i cannoni e la potenza propagandistica di Milosevic. il confronto impari quanto a volume di fuoco, è simbolicamente importantissimo e utile oggi a ricostruire i confini di una storia troppo velocemente accantonata.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-weight: bold;"&gt;Benvenuti a Sarajevo&lt;/span&gt;, di &lt;span style="font-style: italic;"&gt;Michael Winterbottom&lt;/span&gt;, Gran Bretagna, 1996.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;“Welcome to Sarajevo”, “Help Bosnia Now”, due scritte che risaltano sui muri di una devastata Sarajevo, due messaggi, il primo di speranza, sia pure trasformatasi ben presto in amara autoironia, il secondo di disperazione, aprono la sequenza dei film.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Il reporter inglese Michael Henderson si trova nell' assediata Sarajevo. E’ il 1992 a Henderson e i suoi colleghi vivono in uno stato di continuo pericolo dove regna la rivalità per aggiudicarsi il migliore servizio. Tuttavia in questo clima c'è spazio per un po' di pietà e di coraggio, come quelli dimostrati da Flynn che arriva a rischiare la vita per aiutare dei civili. Ogni giorno per Henderson e Flynn è una scoperta di orrori tra campi di concentramento e stragi di innocenti. Ma è durante una visita ad un orfanotrofio che in Michael scatta qualcosa e far conoscere al mondo la triste sorte di quei bambini diventa i! suo principale obiettivo. Con l'aiuto di una giovane americana si impegna a mettere in salvo un gruppo di piccoli e porta con sé in Inghilterra una bambina, Emira, alla quale ha promesso la salvezza. Liberamente tratto dal libro Natasha s Storv del giornalista Michael Nicholson che ha vissuto realmente 1'assedio di Sarajevo, il film vuole essere un atto di denuncia contro gli orrori della guerra e per questo utilizza immagini di repertorio della televisione bosniaca, realmente raccapriccianti. Però, se sicuramente queste scuotono lo spettatore, la trama "da film" dove ogni ruolo risulta prevedibile, e la stessa storia a lieto fine di Emira, non danno spessore al racconto e rischiano di lasciare la sensazione di aver assistito ad un orrore gratuito.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Interamente girato a Sarajevo nel 1996, a pochi mesi dalla fine delle ostilità, Benvenuti A Sarajevo è il primo film occidentale le cui riprese abbiano avuto luogo nella città bosniaca dopo la guerra, un film con il quale costringerci a confrontarci con una realtà a noi vicina senza poter scegliere, questa volta, di cambiare canale.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-weight: bold;"&gt; Underground&lt;/span&gt;, di &lt;span style="font-style: italic;"&gt;Emir Kusturica&lt;/span&gt;, Francia, 1995.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Palma d'oro a Cannes 1995 dove fu presentato come film della Comunità Europea&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Il film ripercorre la moderna storia della Jugoslavia attraverso le avventure di due amici,Marko a Blacky, la cui vita, fatta di piccoli traffici illeciti e grandi ubriacature, viene sconvolta dall'invasione tedesca. Natalija, l'attrice di cui entrambi sono innamorati diventa l’ amante di un ufficiale nazista. Geloso, Blacky la rapisce e per sfuggire alla cattura dei tedeschi, si nasconde in una cantina, insieme ad altri sfollati. Passano quindici anni. Nella Jugoslavia di Tito, Marko è diventato un ricco funzionario di partito mentre Blacky è dato per morto e celebrato come un martire della resistenza. In realtà, abilmente manipolato da Marko, egli è rimasto nascosto per tutto il tempo nella cantina preparandosi per la liberazione, convinto che la guerra non sia ancora finita. Quando finalmente ritorna in superficie, si ritrova nel bel mezzo delle riprese di un film che ricostruisce le sue gesta. Scambiando gli attori travestiti da nazisti per veri tedeschi, Blacky non si renderà mai conto dell' inganno di cui è stato vittima e continuerà a condurre la sua guerra personale contro i fascisti, a capo di una milizia serba nella ex-Jugoslavia lacerata dall'ultimo conflitto. Il film può venire letto come una metafora del popolo Jugoslavo, ingannato da Tito e dai suoi eredi che hanno governato agitando lo spauracchio di una imminente guerra contro gli invasori. Ma quando la vittima dell'inganno esce dal sottosuolo, la realtà che si presenta ai suoi occhi non è poi tanto diversa della finzione.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Con uno stile visionario, rutilante e volutamente sopra le righe, il film, molto complesso e leggibile a diversi livelli, ha suscitato critiche opposte. Da alcuni molto amato, tanto da vincere la Palma d'oro al Festival di Cannes del 1995, è stato da altri violentemente attaccato perché accusato di essere "filo-serbo" di voler fornire un alibi e una scusante ai signori della guerra.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-weight: bold;"&gt;Gori vatra&lt;/span&gt;, di &lt;span style="font-style: italic;"&gt;Pjer Žalica,&lt;/span&gt; 2003.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Vincitore del Pardo d'argento, il secondo premio del Festival del film di Locarno.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;"Gori Vatra - al fuoco", film d'esordio del trentanovenne regista bosniaco Pjer Zalica. Il cineasta, che durante il conflitto '92 - '95 realizzò documentari (nel gruppo Saga, con Ademir Kenovic insieme al quale scrisse nel 1996 la sceneggiatura de "Il cerchio perfetto", primo lungometraggio bosniaco del dopoguerra) e cortometraggi sui combattimenti e sulla vita nella Sarajevo sotto assedio, racconta tra riso e pianto una pace precaria dopo gli accordi di Dayton. E' il 1996. Nel piccolo villaggio di Tesanj le persone affrontano quotidianamente i segni lasciati dalla guerra. Zaim è un padre, ex poliziotto, che vuole sapere che ne è stato del figlio scomparso durante il conflitto: lo crede vivo e lo "vede" la sera nel cortile della casa sulla collina. L'altro figlio Faruk è un vigile del fuoco che incontra dopo anni una vecchia fiamma rientrata dopo essere fuggita in Germania: subito dopo l'incontro la ragazza incappa in una mina inesplosa. La vita del villaggio viene turbata dall'arrivo, portata da un elicottero, dell'auto del presidente americano Bill Clinton annunciato per una visita. I rappresentanti della comunità internazionale fanno pressioni sulle autorità locali perché si preparino all'illustre ospite ripulendo la zona dalle attività illegali e dai terroristi e perché mussulmani e serbi collaborino. Tra realismo e surrealismo, con il tipico humor nero balcanico a farla da padrone, tutto sembra filare per il verso giusto. Zaim, sempre più spinto dalla follia dopo che scopre il cadavere del figlio, si fa esplodere nella propria abitazione proprio mentre Clinton sta attraversando la strada principale di Tesanj, mandando a monte tutto. A piangere l'ex poliziotto si ritrovano insieme uomini dei due gruppi, in un finale che lascia spazio alla speranza. I preparativi di un villaggio diviso in due per accogliere il presidente americano Clinton in visita sono vanificati dalle ferite ancora aperte della guerra e dal dolore della perdita dei propri cari, ma un seme di convivenza è gettato.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Un film corale e sfaccettato, ricco di riferimenti a grandi cineasti da Altman a Fellini a Kusturica. Il premio segnala, dopo l'Oscar a "No Man's Land", il bel momento della cinematografia bosniaca, anche se Zalica non vale Tanovic, le situazioni sono più schematiche e la messa in scena più povera. La rappresentazione della Bosnia del dopoguerra sa però di verità e pure gli americani macchietta corrispondono all'immagine che hanno fra i bosniaci.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-weight: bold;"&gt;La polveriera&lt;/span&gt;, di &lt;span style="font-style: italic;"&gt;Goran Paskaljević&lt;/span&gt;, Macedonia, 1998.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;"Il fumo uccide", dice un tassista belgradese a un concittadino appena tornato dall'estero, e continua: "Se mi trovassi a New York non fumerei, ma tanto qui tutto uccide". Inizia così La polveriera, film del cinquantaduenne regista serbo Goran Paskaljevic presentato con successo all'ultima Mostra del Cinema di Venezia.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Il film è composto da brevi storie tutte più o meno concatenale tra loro e ambientate in un'unica notte sullo sfondo comune di Belgrado: un minorenne bosniaco investe l'auto di un'automobilista estremamente vendicativo, un emigrato torna a casa e cerca la donna che ha abbandonato, un giovane sequestra i passeggeri di un autobus ma viene ucciso dal conducente, due amici pugili si confessano i reciproci tradimenti, un furto di benzina si tramuta in un dramma.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;La polveriera è una delle poche pellicole che si siano occupate della situazione della. Serbia di questi anni, mostrandoci con grande efficacia la difficile realtà dei suoi abitanti e tutto il potenziale deflagrante di una situazione perennemente sul bordo della crisi violenta. Film molto violento, ogni situazione viene però bagnata da un umorismo nero a 1'orrore del presente non è mai separato dalla speranza di rigenerazione, né da uno sguardo di pietà. Il soggetto è adattato da un testo teatrale del ventiseienne macedone Dejan Dukovski.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;La polveriera è una delle poche pellicole che si siano occupate della situazione della Serbia di questi anni. Il film possiede una carica molto forte che lascia il segno negli spettatori. Secchi, taglienti, esplosivi sono gli incroci furenti de “La polveriera”, che celebra sarcasticamente il vuoto pneumatico di una Belgrado satura di profughi, prosciugata dal regime di Milosevic, dall'embargo, dalle tensioni etniche e politiche, dalla Bosnia e dal Kosovo e dagli effetti della guerra e dei suoi profittatori. Paskaljevic, mette in scena le eccentriche traiettorie di personaggi sfuggiti ad ogni controllo: volti ghignanti, ringhiosi o tristi che brindano alla violenza crudele dell'instabilità a colpi di humour nero. Pensare che Belgrado, una volta, era la città più attiva culturalmente, tra quelle della ex Jugoslavia.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-weight: bold;"&gt;Gatto nero gatto bianco&lt;/span&gt;, di &lt;span style="font-style: italic;"&gt;Emir Kusturica&lt;/span&gt;, 1998.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Grga e Zarije sono amici da almeno trent'anni. Matko, il figlio di Zarije, progetta di rubare un carico di carburante per contrabbandarlo. S'affida allora a Grga e ,con la scusa che suo padre, Zarije è morto, gli prende dei soldi, con i quali può portare a termine l'operazione. Nell'affare si mette in mezzo anche il criminale cocainomane Dadan; al momento del furto al convoglio, però, Dadan addormenta Matko e prende per sé il carico. Che al suo risveglio apprende da Dadan che il colpo è fallito; non potendo però restituire i soldi prestati al bandito è costretto ad accettare come condizione di dover far sposare il suo amatissimo figlio Zare con sua sorella Afrodita, detta Bubamara (ovvero coccinella) per la sua bassezza.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-weight: bold;"&gt;Il tempo dei gitani&lt;/span&gt;, di &lt;span style="font-style: italic;"&gt;Emir Kusturica&lt;/span&gt;, Jugoslavia, 1989.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Figlio di un soldato e di una zingara, il giovane Perhan viene trascinato controvoglia in Italia dal capo di una banda di gitani e costretto a rubare a trafficare bambini. Alla fine si vendicherà del torto subito. I ritmi delle stagioni e della natura scandiscono la narrazione vorticosa, enfatica, ricca di continue invenzioni surreali a poetiche, tipica di Kusturica.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Questo è uno dei pochissimi film, insieme a "Gatto nero, gatto bianco", girato dallo stesso regista quasi dieci anni più tardi , in cui il popolo a la cultura Rom sono protagonisti.  Gli attori scelti non sono professionisti, ma zingari che Kusturica ha conosciuto direttamente vivendo accanto a loro, a Skopije, dove si era trasferito per conoscere a fondo la loro cultura e imparare la loro lingua per poter comunicare più direttamente. "Io credo che lo spazio dell'arte sia ancora quello che viene preso dalle emozioni più profonde. Nei miei film non ci sono né buoni né cattivi. Tutti i miei personaggi vivono nel contesto pagano. Uno dei miei metri di misura che impiego per vedere se un film è buono è quello di azzerare il volume o meglio se anche togliendo il tono le immagini che vengono proiettate riescono a trasmettere le emozioni dei personaggi" (da un articolo di G. Scattolini). Nonostante questa dichiarazione di Kusturica la colonna sonora è di rara bellezza. E' con questo film che inizia la collaborazione con Goran Bregovic.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-weight: bold;"&gt;Beutiful people&lt;/span&gt;, di &lt;span style="font-style: italic;"&gt;Jasmin Dizdar&lt;/span&gt;, Gran Bretagna, 1999.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Londra 1993: è il giorno in cui l’Inghilterra gioca la partita decisiva contro l'Olanda per la qualificazione ai campionati europei. I londinesi non si danno pensiero di altro: neppure del fatto che la guerra di Bosnia sia entrata nella fase più calda. Ma ad alcuni di essi capita di incrociare, i propri sentieri con la guerra: un hooligan ubriaco viene paracadutato per errore nel pieno dei combattimenti e diventa inconsapevolmente eroe nazionale, conquistando rispetto e considerazione; una dottoressa si innamora di un suo paziente profugo tra lo smarrimento e l' imbarazzo della famiglia molto "perbene"; un ginecologo, abbandonato dalla moglie, ritrova serenità occupandosi di una ragazza stuprata; un' artista deve vedersela con il marito reporter di guerra; tutto questo mentre due profughi, un serbo e l' altro croato, si rincorrono e si pestano fin dentro l'ospedale in cui vengono ricoverati.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Con semplicità narrativa a lievità di toni, ma anche con occhio satirico, il regista, cittadino inglese bosniaco di nascita, ci offre uno spaccato dei piccoli a grandi drammi degli abitanti della città inglese visti dal punto di vista bosniaco. Alternando momenti surreali ad episodi drammatici, secondo uno stile caratteristico di molti autori slavi, possiamo così riconoscerci nei protagonisti e cogliere i legami che ci hanno unito o avrebbero potuto unire con la guerra bosniaca. Il film ha vinto il primo premio della sezione "Un certain régard" del Festival di Cannes 1999.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-weight: bold;"&gt;Grbavica&lt;/span&gt;, di &lt;span style="font-style: italic;"&gt;Jasmila Zbanić&lt;/span&gt;, 2005.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Orso d’oro al 56esimo festival di Berlino, 2005.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Esma vive con sua figlia Sara nella Sarajevo postbellica. Sara non ha mai conosciuto suo padre ed è convinta che sia un eroe di guerra come il padre di Samir, un suo compagno cui è molto legata. Un giorno Sara torna a casa da scuola e chiede alla mamma se può partecipare ad una gita scolastica. Esma inizia a lavorare in un locale notturno per guadagnare i soldi necessari anche se la scuola ha emesso un'ordinanza per cui i figli degli eroi di guerra possono prendervi parte senza pagare. Quando la bimba scopre di non essere stata inclusa nella lista degli orfani comincia ad insistere per conoscere la verità sulla morte del padre, Esma rompe gli indugi e le svela una drammatica verità...&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-weight: bold;font-size:130%;" &gt;Documentari e reportage&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;MORTE DI UNA NAZIONE&lt;br /&gt;Documentario in 4 puntate ormai famoso di ricostruzione storica prodotto dalla Cnn e trasmesso nel 1999 da Rai3. Fornisce interessanti spunti di rilettura dei fatti attraverso dettagliati retroscena, immagini inedite e interviste dirette ai protagonisti del dramma iugoslavo. (2 Vhs)&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;OMAGGIO A SARAJEVO&lt;br /&gt;Reportage del giornalista Enzo Biagi. Illustra una breve ma profonda panoramica della città di Sarajevo attraverso le parole e le esperienze di alcuni suoi cittadini, rismasti nella città durante tutto l’assedio.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;IL PONTE DI VRBANJA&lt;br /&gt;Documentario. E’ uno speciale trasmesso da Tele+ che attraverso la forma dell’inchiesta-tv prova a ricostruire la tragica vicenda della Morte di Moreno Locatelli, pacifista italiano ucciso durante una manifestazione di sensibilizzazione sul ponte Vrbanja il 3 ottobre 1993, a 34 anni, “…Iniziano l'attraversamento del ponte, si fermano a metà, si inginocchiano a pregare un momento e arrivano i proiettili dei cecchini. Avrebbero dovuto posare lì un mazzo di fiori, sul luogo del primo morto di quella terra. Poi avrebbero dovuto andare dai soldati serbi e da quelli bosniaci, a offrire un pane di pace. Lo portano in ospedale, l'operano due volte e con l'ultimo fiato chiede agli altri: "Stanno tutti bene?"…”&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;IL TRIBUNALE DELL'AIA&lt;br /&gt;Film documentario, racconta la difficoltà nel ricostruire le tragiche vicende della guerra attraverso i racconti e le testimonianze dei sopravvissuti.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;SARAJEVO. UN PONTE PER NON SPROFONDARE&lt;br /&gt;Raccolta di documentari a cura dell’Associazione Sprofondo. Raccontano e presentano l’attività dell’associazione a Sarajevo. Nella videocassetta è anche o inserito un servizio sul concerto del Maestro Muti a Sarajevo.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;WAR IN MOSTAR&lt;br /&gt;Documentario sulla guerra a Mostar. Racconta la distruzione del ponte storico sulla Neretva, simbolo della convivenza e della tradizione musulmana in Bosnia e della disperata resistenza dei civili nei giorni dell’assedio Serbo.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;E anche….&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-weight: bold;"&gt;Bossa!&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;di Bernard-Henri Lévy, 1993/1994.&lt;br /&gt;Documentario-reportage girato in sei settimane dal filosofo francese insieme con Alain Ferrari: "Perché non sia detto che l'Europa è morta a Sarajevo''.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;T&lt;span style="font-weight: bold;"&gt;empo d'amare&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;di Oja Kodar 1993.&lt;br /&gt;La guerra fra Croazia e Serbia vista dalla parte dei croati&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-weight: bold;"&gt;Il Toro&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;di Carlo Mazzacurati, 1994.&lt;br /&gt;Viaggio on the road di due italiani, oltre la frontiera.&lt;br /&gt;Leone d'argento a Venezia.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-weight: bold;"&gt;Lo sguardo di Ulisse&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;di Theo Anghelopulos 1995.&lt;br /&gt;Lo sguardo classico del maestro greco. E ' un memorabile concerto di classica nella nebbia di Sarajevo.&lt;br /&gt;Gran premio della giuria a Cannes.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-weight: bold;"&gt;Gli occhi della guerra&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;di Kevin Costner, 1997.&lt;br /&gt;La guerra nello sguardo dei bimbi: cortometraggio girato in Bosnia per "Save the Children".&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-weight: bold;"&gt;Il carniere&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;di Maurizio Zaccaro, 1997.&lt;br /&gt;Da un fatto di cronaca la storia di tre cacciatori italiani sorpresi dall'inizio del conflitto in Bosnia.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-weight: bold;"&gt;Teatro di guerra&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;di Mario Martone, 1998.&lt;br /&gt;A Napoli un gruppo di attori vuole rappresentare a Sarajevo una tragedia di Eschilo: "I sette contro Tebe'' storia di un assedio e di una guerra fratricida.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-style: italic;"&gt;Infine ICMO vuole sottolineare come una componente fondamentale per una giusta e adeguata valorizzazione del cinema balcanico sia il Festival del cinema di Sarajevo, giunto ormai alla dodicesima edizione.&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-style: italic;"&gt;ICMO crede che Sarajevo possa rinascere anche col cinema, e che questo possa contribuire a creare quel ponte tra le parti del Paese ancora troppo fragile.&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Il &lt;span style="font-weight: bold;"&gt;Festival di Sarajevo&lt;/span&gt; è una manifestazione per la città, una festa iniziata ancora sotto l'assedio e che prosegue senza aver perso il suo spirito. Diventando anzi un seme di riavvicinamento tra i popoli divisi dai conflitti degli anni '90.&lt;br /&gt;Ogni anno la manifestazione cresce di importanza e si pone come principale punto di riferimento per tutta l'area dell'Europa sud-orientale. Le sezioni sono come sempre numerose: i concorsi regionali di lunghi e cortometraggi, i documentari, i panorama, le proiezioni di mezzanotte, gli incontri con registi e attori, la vetrina della produzione bosniaca.&lt;br /&gt;Il 26 agosto si è concluso il 12˚ Festival del Film di Sarajevo.&lt;br /&gt;Impossibile dimenticare i primi tempi del Festival, quando un gruppo di spettatori doveva sfidare i bazzuca per poter assistere alle proiezioni nei sotterranei della città, all’epoca ancora martoriata dalla guerra..Dal 18 al 26 agosto 2006 l’antica città di Sarajevo, devastata dalla guerra ma preparata a ricevere i suoi ospiti – del calibro dell’attore americano Nick Nolte e del cantante degli U2 &lt;a href="http://www.cafebabel.com/it/it.wikipedia.org/wiki/Bono_Vox%22"&gt;Bono Vox&lt;/a&gt; – ha accolto circa 100.000 fan che hanno assistito per tutta la settimana alla proiezione dei 180 film in gara.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-weight: bold;"&gt;Una nuova generazione di cineasti&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Da una decina d’anni Sarajevo è tra le rivelazioni del grande schermo della regione. Nel 2004 è la bulgara, &lt;a href="http://www.osservatoriobalcani.org/article/articleview/3393/1/42/%3Cbr"&gt;Sophie Zornitsa&lt;/a&gt; a conseguire il prestigioso titolo di “Cuore del miglior film” con il suo primo film Mila From Mars, il ritratto doloroso di una ragazza disillusa durante gli anni del post-comunismo.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Quest’anno molti sono i talenti con i primi 7 film su 9 in competizione.&lt;br /&gt;Il Festival di Sarajevo incarna dunque, con la nuova generazione di produttori, l’attuale dinamismo del cinema dei Balcani. Presidente di giuria è la bosniaca Jasmila Žbanič, 31 anni, che partecipò all’ultima edizione della Berlinale vincendo l’&lt;a href="http://www.osservatoriobalcani.org/article/articleview/5279/1/42%22=%22"&gt;Orso d’oro&lt;/a&gt; con il film drammatico Grbavica, la storia di una madre e di una figlia a Sarajevo durante la guerra nell’ex-Jugoslavia.&lt;br /&gt;L’altro enfant prodige di Sarajevo è stato il realizzatore &lt;a href="http://www.kataweb.it/cinema/scheda_personaggio.jsp?idContent=157512"&gt;Danis Tanović&lt;/a&gt;, 37 anni, vincitore con il suo primo lungometraggio No Man’s Land del premio per la sceneggiatura in occasione del Festival di Cannes del 2001. Ma Tanović non si definisce il capofila della rinascita del cinema nei Balcani. «L’Europa del Sud Est è un vivaio di giovani talenti e ne sono fiero. Ma fare film è qualcosa di strettamente personale. Non penso di essere d’esempio per i giovani registi di qui. Alcune persone hanno più talento di altre e, sicuramente, non hanno bisogno dei miei consigli per fare dei bei film».&lt;br /&gt;Il tema della guerra, che ha devastato l’ex-Jugoslavia per più di 4 anni, è un’importante componente di questo cinema in piena espansione. La maggior parte dei registi presenti a Sarajevo ne sono stati protagonisti; un’esperienza, questa, che influenza il modo di vedere le cose e di metterle su pellicola. Nonostante tutto Tanović afferma: «Pochi sono i film su questo tema».&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-weight: bold;"&gt;Tra freschezza e impegno&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Un paradosso evidente, che si è rivelato nel corso del 12˚ Festival, è che i film in competizione uniscono con non-chalance la freschezza della gioventù all’impegno di tematiche commoventi, che spingono alla riflessione.È alquanto incontestabile che il cinema dei Balcani sia in piena espansione. E che il vigore e la creatività sono qualità poco comuni in un contesto un po’ addormentato dell’attuale cinema europeo. Per esempio i palcoscenici: per quanto professionali, non corrispondono agli standard tradizionali dell’industria cinematografica. Un cinema catartico&lt;br /&gt;Ormai sono sempre meno i film sulla guerra e le fiction a spiccare nel cartellone. Nafaka, film della regista bosniaca Jasmin Durakovič, ci parla dunque delle difficoltà incontrate da chi ha vissuto a Sarajevo durante il periodo di transizione verso una vita “normale”. In un contesto economico devastato, il tutto si riassume spesso in un’umiliante disoccupazione o in corruzione&lt;br /&gt;Sono proprio la tratta di esseri umani e l’immigrazione clandestina a fare da sfondo nel lungometraggio La strada del melone, del regista croato &lt;a href="http://www.osservatoriobalcani.org/article/articleview/2991/1/66/%22"&gt;Branko Schmidt&lt;/a&gt;: una storia d’amore dal genere drammatico tra un traghettatore alla deriva e una giovane cinese in viaggio per l’Inghilterra, girato con una certa dolcezza ed estetismo. Schmidt ha voluto mostrare come questa attività essenzialmente lucrativa sia diventata una vera e propria realtà odierna a cui fanno fronte molte regioni dei Balcani.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;La sofferenza e il dolore dell’esilio figurano anche nel manifesto delle proiezioni con il primo film di Andrea Štaka, regista svizzera di famiglia jugoslava. Das Fraulein, premiato come “Miglior film”della raccolta 2006, rievoca la difficile situazione in cui si trovano molti cittadini dell’ex-Jugoslavia . Sfuggiti alla guerra, vivono in Europa e in America, frustrati da un senso di colpa per aver abbandonato le proprie radici e per la soddisfazione di vivere una vita migliore all’estero. Come pegno, per la bravura dei premiati, Das Fraulein ha ricevuto anche il &lt;a href="http://www.repubblica.it/2006/08/sezioni/spettacoli_e_cultura/locarno-festival/locarno-festival/locarno-festival.html%E2%80%9Donclick%22=%22window.open%28this,href,%E2%80%99_blank%29;%20return%20false;"&gt;Pardo d’oro&lt;/a&gt;, in occasione dell’ultimo Festival di Locarno.&lt;br /&gt;Il Festival del Film di Sarajevo è l’unico al mondo a parlare tanto di cinema quanto della realtà di una città che perde progressivamente il suo statuto di martirio divenendo capitale culturale. Il Festival del Film di Sarajevo, la cultura come terapia?&lt;/div&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/25112778-116178716140163165?l=icmosrebrenica.blogspot.com'/&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/25112778/posts/default/116178716140163165'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/25112778/posts/default/116178716140163165'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://icmosrebrenica.blogspot.com/2006/03/film.html' title='Film'/><author><name>icmo</name><uri>http://www.blogger.com/profile/06624493389909754491</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:extendedProperty xmlns:gd='http://schemas.google.com/g/2005' name='OpenSocialUserId' value='02779359194164692922'/></author></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-25112778.post-116118088190707947</id><published>2006-03-30T16:14:00.000+02:00</published><updated>2006-10-25T16:30:48.846+02:00</updated><title type='text'>Libri</title><content type='html'>&lt;em&gt;&lt;span style="font-size:85%;color:#663333;"&gt;&lt;/span&gt;&lt;/em&gt;&lt;br /&gt;&lt;em&gt;&lt;span style="font-size:85%;"&gt;&lt;/span&gt;&lt;/em&gt;&lt;br /&gt;&lt;em&gt;&lt;span style="font-size:85%;"&gt;&lt;/span&gt;&lt;/em&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-size:130%;color:#663333;"&gt;&lt;strong&gt;Per chi volesse accostarsi alle tematiche dei Balcani o per chi volesse approfondirne alcuni aspetti, ICMO suggerisce le seguenti letture:&lt;/strong&gt;&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;em&gt;&lt;span style="font-size:85%;"&gt;&lt;/span&gt;&lt;/em&gt;&lt;br /&gt;&lt;em&gt;&lt;span style="font-size:85%;"&gt;&lt;/span&gt;&lt;/em&gt;&lt;br /&gt;&lt;em&gt;&lt;span style="font-size:85%;"&gt;&lt;/span&gt;&lt;/em&gt;&lt;br /&gt;&lt;em&gt;&lt;span style="font-size:85%;"&gt;&lt;/span&gt;&lt;/em&gt;&lt;br /&gt;&lt;em&gt;&lt;span style="font-size:85%;"&gt;Andrić, Ivo&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;/em&gt;&lt;span style="font-size:85%;"&gt;&lt;span &gt;&lt;strong&gt;Il ponte sulla Drina&lt;br /&gt;&lt;/strong&gt;Mondadori&lt;br /&gt;Višegrad, in Bosnia, fu per secoli un crocicchio di razze, di religioni, di civiltà, posta alla confluenza di due mondi, il cristiano e l’islamico, di due imperi, l’asburgico e l’ottomano. Facendo del ponte sulla Drina, il fiume che attraversa Višegrad, il vero protagonista della vicenda, Andrić ha abbracciato trecento anni di storia: dalla sua costruzione ad opera del visir Mehmed Pascià alla parziale distruzione durante la prima guerra mondiale. Con Il ponte sulla Drina, il premio Nobel Ivo Andrić ha scritto il romanzo epico di tutto un popolo, un’opera fra le più significative della moderna letteratura jugoslava.&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;span style="font-size:85%;"&gt;&lt;em&gt;Andrić, Ivo&lt;br /&gt;&lt;/em&gt;&lt;strong&gt;Racconti di Bosnia&lt;/strong&gt;&lt;br /&gt;Newton Compton Editori&lt;br /&gt;Bosnia: una regione &lt;span &gt;che&lt;/span&gt; evoca subito alla mente un’immane tragedia, una somma di sofferenze e di violenze che ha scosso la coscienza civile di tutti i popoli. Ma anche una tragedia annunciata che va compresa nelle sue radici più profonde, nella sua storia più tormentata. Con questi suoi racconti Ivo Andrić, attraverso un paziente studio psicologico, ci offre un quadro della vecchia Bosnia, con tutti i suoi contrasti e i suoi incroci di razze e di religioni diverse, che ci aiuta a capire anche gli avvenimenti attuali.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;em&gt;Bianchini, Stefano&lt;/em&gt;&lt;br /&gt;&lt;strong&gt;La questione jugoslava&lt;/strong&gt;&lt;br /&gt;Giunti-Casterman&lt;br /&gt;Convivenza e conflitto: questi sono i due poli entro cui si dibattono, da duecento anni, le vicende dei popoli jugoslavi e di quelli balcanici. Impossibile scindere gli uni dagli altri. Sbagliato considerare la storia di questa regione un mero prodotto di odi crudeli. Dissoltosi il fragile equilibrio degli accordi di Dayton, la pulizia etnica, l’intervento della NATO e la tragedia dei profughi del Kosovo hanno riportato la ex Jugoslavia all’attenzione del mondo.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;em&gt;Clancy, Thomas - Van Eekelen, Willem&lt;/em&gt;&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;span style="font-size:85%;"&gt;&lt;strong&gt;Central and north Bosnia&lt;br /&gt;&lt;/strong&gt;Buybook&lt;br /&gt;(Lingua: inglese)&lt;br /&gt;La Bosnia centro-settentrionale è una regione ricca di storia e di luoghi interessanti. Purtroppo le sue bellezze naturali e culturali restano sottovalutate e permangono fuori dai circuiti turistici “classici”. Questa guida ha lo scopo di colmare questa lacuna. Prende in rassegna centinaia di hotel e ristoranti, musei e gallerie, parchi e festival in tutte le principali città della regione. Illustra anche antichi monasteri e fortezze e vi porta lungo i fiumi della regione e nel profondo delle sue foreste. Buon viaggio!&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;em&gt;&lt;span style="font-size:85%;"&gt;Dizdarević, Zlatan - Riva, Gigi&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;/em&gt;&lt;span style="font-size:85%;"&gt;&lt;strong&gt;L’ONU è morta a Sarajevo&lt;br /&gt;&lt;/strong&gt;Il Saggiatore&lt;br /&gt;L’ONU ha compiuto 50 anni ma non c’è aria di festa al palazzo di vetro. L’organizzazione che sembrava destinata a svolgere il ruolo di governo mondiale sta attraversando un momento molto difficile. Anzi, forse si è già suicidata. Quello bosniaco il fallimento più disastroso e bruciante. In nome di una assurda equidistanza tra aggressore e aggredito le Nazioni Unite non solo non hanno giovato a una soluzione negoziata della guerra, ma non hanno nemmeno svolto efficacemente i compiti più elementari di garanzia e quelli di natura umanitaria.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;em&gt;&lt;span style="font-size:85%;"&gt;Filipović, Zlata&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;/em&gt;&lt;span style="font-size:85%;"&gt;&lt;strong&gt;Diario di Zlata&lt;br /&gt;&lt;/strong&gt;Rizzoli&lt;br /&gt;Una bambina racconta Sarajevo. Zlata Filipović ha 11 anni quando esplode l’inferno nella capitale della Bosnia. La sua toccante testimonianza diventa simbolo delle atroci sofferenze di un popolo, un’invocazione di pace.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;em&gt;&lt;span style="font-size:85%;"&gt;Gunjaca, Drazan&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;/em&gt;&lt;span style="font-size:85%;"&gt;&lt;strong&gt;Congedi balcanici&lt;br /&gt;&lt;/strong&gt;Edizioni Fara&lt;br /&gt;Con questo romanzo Gunjaca ci trasporta nell’atmosfera dell’ultimo conflitto in ex Jugoslavia. Robi, il protagonista, si muove in un contesto di forti emozioni, indotte e brutali, tra congedi che non sono solo militari ma anche simbolici e che hanno a che fare con la gente che lo circonda: alcuni se ne vanno, altri muoiono, altri ancora, frastornati dalle terribili circostanze che li attorniano, si rifugiano nell’alcool, nella follia e nell’isolamento.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;em&gt;Itebejac, Ljubica&lt;/em&gt;&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;span style="font-size:85%;"&gt;&lt;strong&gt;I bambini ricordano&lt;br /&gt;&lt;/strong&gt;Edizioni Una Città&lt;br /&gt;Ljubica Itebejac raccoglie e trascrive pensieri, storie e ricordi di bambini che hanno vissuto a Srebrenica dal 1995 al 2005.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;em&gt;Janigro, Nicole&lt;/em&gt;&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-size:85%;"&gt;&lt;strong&gt;L’esplosione delle nazioni&lt;br /&gt;&lt;/strong&gt;Feltrinelli&lt;br /&gt;La ex Jugoslavia è di nuovo un labirinto. I suoi cittadini, divisi da sempre nuove frontiere, sfilano nei “corridoi” per uomini, attenti a evitare quelli delle mine e delle fosse che per decenni continueranno vomitare cadaveri, le merci seguiranno le vie dell’acqua e delle strade che presto si costruiranno, i percorsi delle armi e della droga si intrecciano con quelli del petrolio; è la nuova via della seta. I Balcani sono di nuovo un’area strategica, scenario di conflitti politici e mirabolanti traffici.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;em&gt;&lt;span style="font-size:85%;"&gt;Leone, Luca&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;/em&gt;&lt;span style="font-size:85%;"&gt;&lt;strong&gt;Srebrenica, i giorni della vergogna&lt;br /&gt;&lt;/strong&gt;Infinito Edizioni&lt;br /&gt;In questo libro, scritto come un reportage e come un prezioso diario di ricordi dei testimoni di allora, sono ricostruiti per bocca di chi li visse, e tutt’oggi li vive sulla sua pelle, gli episodi salienti della presa di Srebrenica, evidenziando le responsabilità di chi – Nazioni Unite, NATO, contingente olandese, governo francese, comunità internazionale in generale – non fece nulla per prevenire una tragedia annunciata. Testimonianze esclusive ripercorrono la vicenda fino ad arrivare ai giorni nostri, dieci anni dopo un genocidio che non deve essere cancellato, che non può essere dimenticato.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;em&gt;&lt;span style="font-size:85%;"&gt;Senigalliesi, Livio&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;/em&gt;&lt;span style="font-size:85%;"&gt;&lt;strong&gt;Balcani: la guerra in Europa&lt;br /&gt;&lt;/strong&gt;Cesvi&lt;br /&gt;Reportage fotografico di Livio Senigalliesi.&lt;br /&gt;Testi di: Laura Boldrini, Federico Bugno, Elisabetta Burba, Maurizio Carrara, Nicole Janigro, Predrag Matvejević, Massimo Nava, Guido Rampoldi, Ennio Remondino, Paolo Rumiz, Andrea Valesini.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;em&gt;&lt;span style="font-size:85%;"&gt;Senigalliesi, Livio&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;/em&gt;&lt;span style="font-size:85%;"&gt;&lt;strong&gt;Bosnia, reportage di un ritorno&lt;br /&gt;&lt;/strong&gt;Cesvi&lt;br /&gt;Fotografie di Livio Senigalliesi. Testi di Predrag Matvejević, Sergio Romano e Andrea Valesini.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;em&gt;Sudar, Pero&lt;/em&gt;&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;span style="font-size:85%;"&gt;&lt;strong&gt;Convivere per vivere&lt;br /&gt;&lt;/strong&gt;San Liberale Edizioni&lt;br /&gt;In Bosnia-Erzegovina si sono incontrati durante la storia le grandi religioni monoteiste, l’Oriente e l’Occidente, i popoli e le nazioni. Il secolo scorso si è chiuso con il drammatico scontro che è stata la guerra: migliaia di morti civili, una capitale assediata per anni, le diplomazie incapaci di trovare soluzioni. La lucida analisi che monsignor Pero Sudar fa (rispondendo a domande inerenti la fede, la cultura, l’Islam, il dialogo...), pone ciascuno di fronte alle proprie responsabilità in un mondo che cambia veloce. Integrazione o separazione? Dialogo o scontro? Accoglienza o chiusura? Dall’esito di questi confronti, drammaticamente attuali a Sarajevo, dipenderà non solo il futuro di quel Paese ma di tutto il nostro continente.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;span style="font-size:85%;"&gt;&lt;em&gt;Turriani, Leandro&lt;br /&gt;&lt;/em&gt;&lt;strong&gt;Mamma non voglio andare in cantina!&lt;/strong&gt;&lt;br /&gt;Edizioni Gruppo Abele&lt;br /&gt;Voci di bambini da Sarajevo. La realtà del conflitto dell’ex Jugoslavia è entrata innumerevoli volte nelle nostre case attraverso giornali e televisione. Di bambini si è parlato molto, senza tuttavia consentire loro, se non raramente, di diventare interlocutori e protagonisti attivi. Leandro Turriani, da Sarajevo, ha voluto dare spazio alle loro voci: messaggi privi di retorica che colpiscono zone profonde della nostra coscienza.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;span style="font-size:85%;"&gt;&lt;/span&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/25112778-116118088190707947?l=icmosrebrenica.blogspot.com'/&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/25112778/posts/default/116118088190707947'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/25112778/posts/default/116118088190707947'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://icmosrebrenica.blogspot.com/2006/03/libri.html' title='Libri'/><author><name>icmo</name><uri>http://www.blogger.com/profile/06624493389909754491</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:extendedProperty xmlns:gd='http://schemas.google.com/g/2005' name='OpenSocialUserId' value='02779359194164692922'/></author></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-25112778.post-114381123519594052</id><published>2006-03-30T15:20:00.000+02:00</published><updated>2006-03-31T15:20:35.196+02:00</updated><title type='text'>Autofinanziamento, Sostegno e Supporto Organizzativo - Milano</title><content type='html'>L’intera attività dell’associazione è, al momento, autofinanziata. Per poter sostenere economicamente i progetti attivi in Bosnia e in Italia ICMO si impegna nell’organizzazione di eventi finalizzati alla raccolta di fondi.&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/25112778-114381123519594052?l=icmosrebrenica.blogspot.com'/&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/25112778/posts/default/114381123519594052'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/25112778/posts/default/114381123519594052'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://icmosrebrenica.blogspot.com/2006/03/autofinanziamento-sostegno-e-supporto.html' title='Autofinanziamento, Sostegno e Supporto Organizzativo - Milano'/><author><name>icmo</name><uri>http://www.blogger.com/profile/06624493389909754491</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:extendedProperty xmlns:gd='http://schemas.google.com/g/2005' name='OpenSocialUserId' value='02779359194164692922'/></author></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-25112778.post-114381120792006779</id><published>2006-03-30T15:19:00.001+02:00</published><updated>2006-10-27T18:52:24.096+02:00</updated><title type='text'>Mediateca – Milano</title><content type='html'>In parallelo con l’esperienza del centro di documentazione di Srebrenica e per rispondere alle medesime finalità di studio e sensibilizzazione, dirette ad un pubblico italiano, è stata ideata la Mediateca.&lt;br /&gt;ICMO cerca di ampliare le possibilità di conoscere la storia e la cultura dei Balcani in Italia attraverso la raccolta di documenti, articoli, pubblicazioni, documentari, romanzi, interviste, musiche ed altri elementi della cultura bosniaca.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;LIBRI:&lt;br /&gt;&lt;a href="http://icmosrebrenica.blogspot.com/2006/03/libri.html"&gt;http://icmosrebrenica.blogspot.com/2006/03/libri.html&lt;/a&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;FILM:&lt;br /&gt;&lt;a href="http://icmosrebrenica.blogspot.com/2006/03/film.html"&gt;http://icmosrebrenica.blogspot.com/2006/03/film.html&lt;/a&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;ARTICOLI SU SREBRENICA:&lt;br /&gt;&lt;a href="http://icmosrebrenica.blogspot.com/2006/03/articoli-su-srebrenica.html"&gt;http://icmosrebrenica.blogspot.com/2006/03/articoli-su-srebrenica.html&lt;/a&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;ARTICOLI SULLA BOSNIA:&lt;br /&gt;&lt;a href="http://icmosrebrenica.blogspot.com/2006/03/articoli-sulla-bosnia.html"&gt;http://icmosrebrenica.blogspot.com/2006/03/articoli-sulla-bosnia.html&lt;/a&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;ARTICOLI E INTERVISTE DI GIUSEPPE TERRASI: &lt;a href="http://icmosrebrenica.blogspot.com/2006/03/articoli-e-interviste-di-giuseppe.html"&gt;http://icmosrebrenica.blogspot.com/2006/03/articoli-e-interviste-di-giuseppe.html&lt;/a&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;a href="www.osservatoriobalcani.org"&gt;&lt;/a&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/25112778-114381120792006779?l=icmosrebrenica.blogspot.com'/&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/25112778/posts/default/114381120792006779'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/25112778/posts/default/114381120792006779'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://icmosrebrenica.blogspot.com/2006/03/mediateca-milano.html' title='Mediateca – Milano'/><author><name>icmo</name><uri>http://www.blogger.com/profile/06624493389909754491</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:extendedProperty xmlns:gd='http://schemas.google.com/g/2005' name='OpenSocialUserId' value='02779359194164692922'/></author></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-25112778.post-114381118701701864</id><published>2006-03-30T15:19:00.000+02:00</published><updated>2006-03-31T15:19:47.016+02:00</updated><title type='text'>Progetto Sensibilizzazione – Milano</title><content type='html'>Obiettivo principale del progetto “sensibilizzazione” è la trasmissione delle esperienze vissute in Bosnia, la “restituzione” di quella intensità umana che si è potuta sperimentare attraverso la conoscenza diretta di un contesto post bellico.&lt;br /&gt;Il progetto si propone di far conoscere la situazione presente e passata della Bosnia Erzegovina in generale e di Srebrenica in particolare, raccontando le dinamiche di guerra e di pace possibile che ancora oggi si intravedono. &lt;br /&gt;Il progetto si rivolge anzitutto alle scuole superiori, che affrontano percorsi formativi sulla memoria, sulla guerra e sulla pace. ICMO partecipa inoltre a tavole rotonde e eventi organizzati da enti locali sul tema dell'educazione alla pace.&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/25112778-114381118701701864?l=icmosrebrenica.blogspot.com'/&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/25112778/posts/default/114381118701701864'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/25112778/posts/default/114381118701701864'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://icmosrebrenica.blogspot.com/2006/03/progetto-sensibilizzazione-milano.html' title='Progetto Sensibilizzazione – Milano'/><author><name>icmo</name><uri>http://www.blogger.com/profile/06624493389909754491</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:extendedProperty xmlns:gd='http://schemas.google.com/g/2005' name='OpenSocialUserId' value='02779359194164692922'/></author></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-25112778.post-114381116231507865</id><published>2006-03-30T15:18:00.000+02:00</published><updated>2006-03-31T15:19:22.316+02:00</updated><title type='text'>Centro di Documentazione Tematica: Guerra ed Educazione alla Pace – Srebrenica</title><content type='html'>ICMO, per essere presente con competenza e lucidità nella realtà bosniaca, considera fondamentale lo studio delle complesse vicende belliche e dei più recenti anni dopo Dayton. Per questo ICMO ha cominciato a raccogliere importanti materiali di documentazione riguardanti l'area balcanica e  Bosniaca, con particolare attenzione al territorio di Srebrenica. &lt;br /&gt;Tali materiali (pubblicazioni, riviste, documentari, ecc.) sono messi a disposizione degli ospiti dell’associazione, che perciò hanno la possibilità di approfondire le vicende belliche, contestualizzando così l’esperienza diretta fatta nei giorni della propria permanenza. I materiali sono attualmente a disposizione di chi aderisce ad uno o più progetti/attività di ICMO. Essi sono consultabili esclusivamente presso la sede dell’associazione.&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/25112778-114381116231507865?l=icmosrebrenica.blogspot.com'/&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/25112778/posts/default/114381116231507865'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/25112778/posts/default/114381116231507865'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://icmosrebrenica.blogspot.com/2006/03/centro-di-documentazione-tematica.html' title='Centro di Documentazione Tematica: Guerra ed Educazione alla Pace – Srebrenica'/><author><name>icmo</name><uri>http://www.blogger.com/profile/06624493389909754491</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:extendedProperty xmlns:gd='http://schemas.google.com/g/2005' name='OpenSocialUserId' value='02779359194164692922'/></author></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-25112778.post-114381017351742980</id><published>2006-03-30T15:02:00.000+02:00</published><updated>2006-03-31T15:02:53.516+02:00</updated><title type='text'>Corso di Lingua Italiana – Srebrenica</title><content type='html'>Il corso di lingua italiana è nato in seguito alle insistenti richieste avanzate dalle comunità di Srebrenica e di Bratunac, desiderose di comunicare con gli studenti italiani in visita a Srebrenica. Il corso è dunque un'ulteriore occasione di contatto e di socialità tra bosniaci ed italiani: esso diventa luogo di scambio e confronto, a partire dalla conoscenza della lingua, della cultura, delle tradizioni italiane. &lt;br /&gt;Il corso rappresenta anche un momento di aggregazione e di formazione prezioso in uno scenario in cui mancano occasioni di socializzazione e di apprendimento. Imparare una nuova lingua viene percepito come investimento per un futuro lavorativo migliore oltre che come strumento di arricchimento culturale.&lt;br /&gt;Il corso prevede due incontri settimanali di un'ora e mezza ciascuno. Al momento è attivata una classe (39 iscritti, 25/30 frequentanti). Una parte rilevante è riservata alla conversazione, favorita dalla presenza di italiani in visita che vengono coinvolti nelle lezioni.&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/25112778-114381017351742980?l=icmosrebrenica.blogspot.com'/&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/25112778/posts/default/114381017351742980'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/25112778/posts/default/114381017351742980'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://icmosrebrenica.blogspot.com/2006/03/corso-di-lingua-italiana-srebrenica.html' title='Corso di Lingua Italiana – Srebrenica'/><author><name>icmo</name><uri>http://www.blogger.com/profile/06624493389909754491</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:extendedProperty xmlns:gd='http://schemas.google.com/g/2005' name='OpenSocialUserId' value='02779359194164692922'/></author></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-25112778.post-114380988962197005</id><published>2006-03-30T14:57:00.000+02:00</published><updated>2006-03-31T14:58:19.826+02:00</updated><title type='text'>Progetto Periodo di Condivisione – Srebrenica</title><content type='html'>Il progetto è nato per facilitare la presenza di singole persone -studiosi, giornalisti- interessate ad avvicinarsi per brevi periodi alla realtà di Srebrenica. &lt;br /&gt;Come per le field school, il periodo di condivisione è occasione preziosa di crescita sia per chi viene ospitato, sia per gli abitanti della città.ICMO mette a disposizione guida, interprete, contatti e socialità: Dr. Giuseppe Terrasi, coadiuvato da studenti in periodo di stage. Numerose persone nei mesi passati hanno trascorso alcuni giorni a Srebrenica. Data la positività dell'esperienza, si rinnova per i prossimi mesi la possibilità - per chi lo desiderasse - di venire in questa città per condividere la vita delle persone nella quotidianità.&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/25112778-114380988962197005?l=icmosrebrenica.blogspot.com'/&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/25112778/posts/default/114380988962197005'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/25112778/posts/default/114380988962197005'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://icmosrebrenica.blogspot.com/2006/03/progetto-periodo-di-condivisione.html' title='Progetto Periodo di Condivisione – Srebrenica'/><author><name>icmo</name><uri>http://www.blogger.com/profile/06624493389909754491</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:extendedProperty xmlns:gd='http://schemas.google.com/g/2005' name='OpenSocialUserId' value='02779359194164692922'/></author></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-25112778.post-114380446881736077</id><published>2006-03-30T13:26:00.000+02:00</published><updated>2006-03-31T14:50:40.936+02:00</updated><title type='text'>Field School - Milano (corso di formazione) e Bosnia (Srebrenica, Mostar, Sarajevo)</title><content type='html'>Ogni mese ICMO, in collaborazione con la SIOI (Società Italiana per l’Organizzazione Internazionale, Sez. Lombardia) organizza un viaggio di studio e di conoscenza della realtà post bellica della Bosnia Erzegovina. La “scuola su campo” è rivolta principalmente (ma non solo!) a giovani studenti italiani delle facoltà di scienze politiche e relazioni internazionali, i quali possono prendervi parte solo dopo aver frequentato a Milano un breve percorso formativo sulla storia recente della Bosnia Erzegovina.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;OBIETTIVI FORMATIVI E DIDATTICI &lt;br /&gt;Ogni field school è, per uno studente, la possibilità di sperimentare direttamente sul campo quanto teoricamente appreso nelle aule accademiche. È occasione preziosa per lo sviluppo di un pensiero critico, nell'osservazione degli aspetti positivi e degli aspetti contraddittori che caratterizzano la realtà bosniaca contemporanea.&lt;br /&gt;Il viaggio è occasione per la visita di luoghi particolarmente importanti nella vicenda bellica del decennio scorso (la città di Sarajevo con i suoi luoghi di culto delle diverse tradizioni religiose, il centro storico ricco di mescolanza di stili e culture, il tunnel grazie al quale, durante l’assedio, è stata garantita la resistenza e la sopravivenza della città; la città di Mostar con il suo storico ponte; Srebrenica con il Centro Memoriale, la fabbrica di Potocari, i luoghi di culto della cittadina, ecc.). Ma la field school è soprattutto occasione di incontro con personalità che a diverso titolo ed in diversi modi sono coinvolte in attività di ricostruzione della pace (le autorità religiose, funzionari di istituzioni locali o internazionali, personale impegnato in ONG o in realtà associative, autorità militari, ecc.).&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;RISVOLTI POSITIVI SULLA REALTÀ DI SREBRENICA&lt;br /&gt;La presenza di giovani italiani nella città di Srebrenica è diventata per la comunità giovanile locale (di Srebrenica e della vicina Bratunac) un'occasione preziosa di interagire con l’esterno. &lt;br /&gt;Questa esperienza ha un impatto incredibilmente positivo sulla realtà locale: è strumento per spezzare l'isolamento al quale la città sembra essere stata condannata, è uno stimolo per far nascere e mantenere relazioni nuove, per intensificare confronti di idee ed esperienze con stranieri consapevoli e attenti alle vicende della città.&lt;br /&gt;Una parte rilevante della Field School è infatti riservata all’incontro con la comunità giovanile (bosniaco musulmana e serbo ortodossa) con la quale organizziamo diverse attività. &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Nell’anno accademico 2004/05 è stato possibile portare a Srebrenica circa 70 persone. Molte di queste sono tuttora in contatto con giovani della città e tornano nell’ambito di altre attività organizzate da ICMO. &lt;br /&gt;ICMO gode di un esplicito sostegno da parte della comunità cittadina nell'organizzazione e nella prosecuzione di questa esperienza.&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/25112778-114380446881736077?l=icmosrebrenica.blogspot.com'/&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/25112778/posts/default/114380446881736077'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/25112778/posts/default/114380446881736077'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://icmosrebrenica.blogspot.com/2006/03/field-school-milano-corso-di.html' title='Field School - Milano (corso di formazione) e Bosnia (Srebrenica, Mostar, Sarajevo)'/><author><name>icmo</name><uri>http://www.blogger.com/profile/06624493389909754491</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:extendedProperty xmlns:gd='http://schemas.google.com/g/2005' name='OpenSocialUserId' value='02779359194164692922'/></author></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-25112778.post-114380424307998139</id><published>2006-03-30T13:23:00.000+02:00</published><updated>2006-03-31T13:24:03.080+02:00</updated><title type='text'>Progetto Presenza – Srebrenica</title><content type='html'>Abbiamo ritenuto fin da subito necessario creare le condizioni per una presenza stabile e permanente in città.&lt;br /&gt;Obiettivi primari sono per noi la condivisione con i cittadini di Srebrenica delle condizioni di vita, la vicinanza umana, la miglior comprensione possibile di un contesto difficile e complesso e noto al mondo degli internazionali come il luogo del maggior numero di fallimenti progettuali di tutta la Bosnia. La nostra presenza è caratterizzata da pincipi di apertura e dialogo con tutti, da sobrietà ed attenzione all’impatto economico con la realtà locale, affinché la disponibilità economica non si trasformi in interferenza nelle relazioni, individuate invece come il bene primario al quale sono rivolti gli sforzi di ICMO.&lt;br /&gt;Tentiamo in questo contesto di divenire punto di riferimento stabile e aperto a tutti, creando occasioni che possano facilitare l’incontro ed il confronto tra le due comunità che vivono attualmente in città.&lt;br /&gt;Prima di ogni altra attività abbiamo ritenuto fondamentale, e dunque concentrato i nostri sforzi, semplicemente per “esserci”, sul posto ed insieme alle persone del posto.&lt;br /&gt;Abbiamo proveduto alla localizzazione, alla ristrutturazione, all’arredamento e alla messa in attività di due sedi:&lt;br /&gt;SEDE ABITATIVA: è luogo aperto a tutti i cittadini locali desiderosi di confronto e comunicazione, indipendentemente dai sentimenti di appartenenza culturale e religiosa. È inoltre luogo di accoglienza e di facilitazione per stranieri (studenti, giornalisti, ecc.) desiderosi di accostarsi alla vita della città.&lt;br /&gt;SEDE LAVORATIVA: questi locali, un tempo sede della caserma di polizia, sono stati concessi in uso all'associazione grazie al patrocinio della Municipalità di Srebrenica.&lt;br /&gt;È punto di incontro per tutte le persone interessate alle attività organizzate da ICMO.&lt;br /&gt;La vicinanza alla realtà cittadina passa attraverso la partecipazione e il coinvolgimento in importanti eventi, come la celebrazione del decennale dal genocidio, la commemorazione delle vittime ortodosse o la partecipazione alla “Marcia dei morti Tuzla – Srebrenica”.&lt;br /&gt;Siamo inoltre impegnati, congiuntamente ad associazioni locali, nell'organizzazione di eventi culturali e ricreativi.&lt;br /&gt;Il primo anno di attività ha visto la permanenza continuativa del Dott. Giuseppe Terrasi, oltre a numerose permanenze di breve durata; dalla fine del 2005 insieme al Dott. Terrasi sono presenti alcuni studenti in periodo di stage (della durata di circa due mesi).&lt;br /&gt;Ad oggi siamo presenti a Srebrenica da oltre un anno. Abbiamo stretto relazioni molteplici e positive con persone che appartengono ad entrambi i gruppi nazionali e religiosi. Grazie alla presenza permanente, al sostegno delle autorità civili e religiose coinvolte ed alla positiva risposta del territorio in generale, è stato possibile ideare, organizzare ed attivare con successo ulteriori progetti. Il progetto richiede il costante mantenimento/gestione delle strutture ed il sostegno economico del personale espatriato. La spesa per un anno di permanenza si attesta intorno ai 10.000 Euro (raccolti  mediante autofinanziamento).&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/25112778-114380424307998139?l=icmosrebrenica.blogspot.com'/&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/25112778/posts/default/114380424307998139'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/25112778/posts/default/114380424307998139'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://icmosrebrenica.blogspot.com/2006/03/progetto-presenza-srebrenica.html' title='Progetto Presenza – Srebrenica'/><author><name>icmo</name><uri>http://www.blogger.com/profile/06624493389909754491</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:extendedProperty xmlns:gd='http://schemas.google.com/g/2005' name='OpenSocialUserId' value='02779359194164692922'/></author></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-25112778.post-114380382950735239</id><published>2006-03-30T13:16:00.000+02:00</published><updated>2006-10-27T18:47:17.633+02:00</updated><title type='text'>Perché Srebrenica?</title><content type='html'>Srebrenica porta evidenti i segni di un passato che non è passato.&lt;br /&gt;È in questo luogo dimenticato che nel 1995, dopo anni di assedio e gesti di folle criminalità che non hanno risparmiato nè assedianti nè assediati, la guerra ha deciso di cambiare nome e di chiamarsi “genocidio”. Il dramma si è svolto sotto gli occhi inerti della comunità internazionale che, al tempo, indossava il casco blu e sventolava i simboli delle Nazioni Unite a difesa della cittadina dichiarata "Safe Area" nel 1993 con una risoluzione del Consiglio di Sicurezza. Questo rende il crimine ancora più difficile da vivere, da leggere, da ricostruire, da raccontare e da custodire come memoria e monito per il futuro.&lt;br /&gt;Gli ostacoli che la cittadina affronta sono numerosi e di differente natura: a distanza di oltre dieci anni dai massacri le grosse difficoltà nel recupero, nell'identificazione e nella sepoltura dei corpi delle vittime paralizzano i sopravvissuti in una condizione di lutto irrisolto. Si avverte la sensazione di vivere in una località fantasma per la drastica riduzione degli abitanti, che ora sono circa 10.000 rispetto ai circa 35.000 di prima della guerra.&lt;br /&gt;Convivono due comunità con pochissimi contatti tra di loro, una di cultura serbo ortodossa ed una di cultura bosniaco musulmana. La mancanza di lavoro affligge chiunque: ci aggiriamo in un contesto di totale immobilità economica e di totale mancanza di iniziativa economica. Le uniche attività capaci di produrre sembrano essere, oltre che una fabbrica di proprietà slovena recentemente aperta, i locali dai nomi ambigui, come il Don Corleone, il Davidoff o il Padrino, dove birre, alcolici e caffè si confermano essere gli unici beni producibili e commercializzabili in città.&lt;br /&gt;La città non è solo isolata geograficamente: spesso mancano acqua e luce, frequentemente manca la copertura della rete telefonica mobile, le obsolete linee telefoniche hanno consentito i primi collegamenti internet soltanto pochi mesi fa. Le divergenze esistenti fra amministrazione locale e i sovraordinati livelli amministrativi, facenti capo alla Republika Srpska, rendono ancor più lenta e faticosa la strada verso il miglioramento della qualità della vita degli abitanti.&lt;br /&gt;Desta inoltre una certa preoccupazione la situazione sotto il profilo della sicurezza e dell'ordine pubblico: alla vigilia delle celebrazioni del decennale del genocidio sono stati ritrovati degli ordigni esplosivi in luoghi comunemente frequentati. Una sparatoria all'interno di un locale, alcune irruzioni dei corpi speciali della polizia in tenuta da combattimento, diverse risse e pestaggi testimoniano che la tensione non è scemata, nonostante gli anni passati dalla fine delle ostilità armate. In questa situazione complessa ICMO vuole portare il suo entusiasmo, il rispetto per le persone e per le loro storie, il suo sguardo attento e consapevole.&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/25112778-114380382950735239?l=icmosrebrenica.blogspot.com'/&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/25112778/posts/default/114380382950735239'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/25112778/posts/default/114380382950735239'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://icmosrebrenica.blogspot.com/2006/03/perch-srebrenica.html' title='Perché Srebrenica?'/><author><name>icmo</name><uri>http://www.blogger.com/profile/06624493389909754491</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:extendedProperty xmlns:gd='http://schemas.google.com/g/2005' name='OpenSocialUserId' value='02779359194164692922'/></author></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-25112778.post-114379616310424274</id><published>2006-03-30T09:00:00.000+02:00</published><updated>2007-01-23T17:07:35.896+01:00</updated><title type='text'>I Progetti di ICMO</title><content type='html'>&lt;div align="justify"&gt;Tutte le attività sono di natura educativa (educazione informale) e culturale (politiche giovanili) e sono principalmente rivolte alle comunità dei giovani. &lt;/div&gt;&lt;div align="justify"&gt; &lt;/div&gt;&lt;div align="justify"&gt;Sono i giovani, infatti, che erano bambini durante la guerra, ad aver subito le conseguenze maggiori di un conflitto che non ha voluto risparmiare neanche l’infanzia. &lt;/div&gt;&lt;div align="justify"&gt; &lt;/div&gt;&lt;div align="justify"&gt;Alle comunità giovanili, luoghi nei quali si esprimono spesso il disagio e l’instabilità ma anche un altissimo senso di idealità e di speranza, guardiamo come si guarda al termometro del ben-essere dell’intera società. &lt;/div&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/25112778-114379616310424274?l=icmosrebrenica.blogspot.com'/&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/25112778/posts/default/114379616310424274'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/25112778/posts/default/114379616310424274'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://icmosrebrenica.blogspot.com/2006/03/i-progetti-di-icmo.html' title='I Progetti di ICMO'/><author><name>icmo</name><uri>http://www.blogger.com/profile/06624493389909754491</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:extendedProperty xmlns:gd='http://schemas.google.com/g/2005' name='OpenSocialUserId' value='02779359194164692922'/></author></entry></feed>